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La ricostruzione lungo il fronte nell'Est Ucraino


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La ricostruzione lungo il fronte nell'Est Ucraino

Quasi quattro milioni di persone sono state colpite dal conflitto nell’est Ucraino. Circa 9,500 persone hanno perso la vita mentre gli sfollati sono quasi due milioni.

Stanytsia Luhanska è uno dei villaggi lungo la linea di contatto nell’est ucraino. E’ sulla frontiera che separa le auto-proclamate repubbliche separatiste di Luhanska e Donetsk con le aree controllate dal Governo.

I residenti si affrettano dopo ore di attesa per passare da una parte all’altra. A Stanytsia si trova l’unico checkpoint pedonale in 450 chilometri di fronte incandescente.

Bombardamenti e scambi di tiri si ripetono ogni notte, nonostante il cessate il fuoco. Ogni mattina si contano le vittime, prevalentemente tra i soldati. Per i residenti è il momento di constatare i danni. Valentyna dorme a casa e non nel rifugio, come molti vicini. Vuole essere pronta a reagire in caso di incendio. Rischia la vita ogni notte per proteggere la casa.

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Euronews: “Questo è un proiettile?”

Valentyna Tereshchenko: “Si, qui è dove è stato colpito il vetro. Qui ne è caduto un pezzo. Copro le finestre perché quando le luci sono accese le possono vedere dall’altra parte, e quindi potrebbero colpire”.

La vicina di Valentyna, Taisia, ha riparato la casa con l’aiuto della Ong Norwegian Refugee Council, finanziata dall’Unione europea. Ma ogni giorno c‘è un danno nuovo:

“Ho passato la notte nel rifugio – ci racconta Taisia Kornieva – ma quando sono tornata questa mattina tutto era coperto da frammenti di tetto. Ho visto che al posto di un’intera asse d’ardesia c’era un buco”.

Qualche mese fa Taisia ha ricevuto l’equivalente di 400 euro in materiale da costruzione per riparare il tetto come parte del programma di intervento dell’Organizzazione non governativa NRC a Stanystia Luhanska. Ce ne parla Tatiana Stepykina, portavoce della Ong:
“Qui siamo riusciti ad aiutare 78 famiglie con le riparazioni e quest’anno in tutto abbiamo assistito 9,200 persone nella regione”.

Euronews: “Tanya, questo è un quartiere completamente disabitato. E’ normale questo genere di situazione lungo la linea di contatto?”

Tatiana: “E’ abbastanza comune per queste zone di conflitto. La popolazione qui era di 14,000 abitanti prima della guerra. Ora si è dimezzata”.

Euronews: “Chi parte e chi resta?

Tatiana: “Le famiglie con giovani e bambini se ne vanno. Gli anziani restano”.

Le ultime cifre ufficiali parlano di soli 600 residenti a Stanytsia. Non c‘è da sorprendersi se il numero di sflollati quindi è così alto. Una situazione che ha richiesto un’azione specifica per i bambini vittime di traumi. Vicino a Toretsk, nella regione di Donetsk, abbiamo incontrato un gruppo di insegnanti che ha partecipato al programma “Life Skills Education”, parte dell’iniziativa europea “EU Children of Peace” qui gestita dall’Unicef. Gli insegnati imparano a usare la comunicazione emotiva per aiutare gli studenti segnati dalla guerra.

“Ogni educatore – spiega la coordinatrice del programma Olena Spirke – ha la possibilità di mettere in pratica quanto appreso in modo da poter aiutare meglio gli studenti durante le lezioni. L’obiettivo è creare una situazione rilassata in cui lo studente puo’ aprirsi, parlare davanti agli altri e forse anche superare una situazione di stress”.

Yulia ha partecipato al progetto “Life skills education” l’anno scorso. Ha 16 anni e ha lasciato Donetsk nel 2014. Si è trasferita nella casa della nonna con la madre e la sorella di due anni. Suo padre lavora ancora a Donetsk e torna nei fine settimana.

“Penso che questa lezione sia più utile di quelle normali – commenta Yulia Philimonova – perché ti puoi esprimere, puoi ascoltare i pensieri degli altri, poco importa su cosa. Sapevo che questa situazione sarebbe durata a lungo. E alla fine dei conti avevo ragione”.

Più vicino alla linea di contatto, a Toresk, un’altra famiglia è stata direttamente colpita dal conflitto. Mykhailo, la moglie e i loro quattro bambini stavano dormendo quando un razzo ha distrutto metà della casa. Sono sopravvissuti per miracolo. Da allora hanno vissuto in quel che resta dell’abitazione, senza soldi per le riparazioni. In questi casi gli aiuti internazionali sono fondamentali.

Samuel Marie-Fanon, da Kyiv lavora per il Dipartimento Aiuti Umanitari della Commissione europea. E’ un esperto della zona e ci spiega in che modo l’Unione decide l’assegnazione dei fondi e degli obiettivi alle Ong:

“La nostra priorità sono le zone più vulnerabili, quindi quelle del fronte, e quelle non controllate dal governo ucraino, perché lì non c‘è più accesso ai servizi di base. Il 40% degli aiuti umanitari dell’Unione europea vanno a in queste aree non controllate dal governo ucraino. E’ imperativo che tutte le organizzazioni umanitarie abbiano pieno acecsso a quelle zone, ne va del rispetto del diritto umanitario internazionale”.

Dopo la nostra visita, Mykhailo è stato contattato da una Ong e ha ricevuto il materiale per le riparazioni della casa. I lavori sono cominciati all’inizio di settembre.

Ogni storia può essere raccontata in molti modi: osserva le diverse prospettive dei giornalisti di Euronews nelle altre lingue.

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