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Siria: l'attacco al convoglio umanitario allontana le speranze di una soluzione diplomatica al conflitto

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Siria: l'attacco al convoglio umanitario allontana le speranze di una soluzione diplomatica al conflitto

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La tregua in Siria non è un progetto morto, nonostante l’attacco al convoglio dell’ONU. Il segretario di Stato americano John Kerry prova a convincerne i ministri degli Esteri seduti al suo stesso tavolo, a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Poco dopo però, da Washington, arrivano i risultati dell’indagine preliminare su quanto avvenuto al convoglio diretto ad Aleppo. Ad attaccarlo sarebbero stati due aerei di fabbricazione russa. Una versione completamente diversa da quella fornita da Mosca: secondo il Cremlino – che ha diffuso delle immagini su quanto avvenuto – a colpire gli aiuti umanitari sarebbero stati gli oppositori al regime di Damasco.

L’attacco, costato la vita a 20 persone, sembra aver stroncato le poche speranze di una soluzione diplomatica al conflitto.

Dal quartier generale dell’ONU a Ginevra il coordinatore per gli Affari Umanitari, tramite il suo portavoce, promette che i responsabili saranno assicurati alla giustizia: “Se si venisse a scoprire che questo attacco insensibile era volto a colpire deliberatamente gli operatori umanitari – assicura Jens Laerke – verrebbe classificato come crimine di guerra. Chiedo che sia aperta immediatamente una indagine imparziale e indipendente su questo incidente mortale. Gli autori devono sapere che un giorno verranno ritenuti responsabili della violazione del diritto internazionale per i diritti umani”.

L’accordo tra Stati Uniti e Russia, firmato il 9 settembre, prevedeva una tregua di sette giorni a partire dal 12, per consentire l’arrivo di aiuti umanitari alla popolazione (che sta letteralmente morendo di fame), ma anche il coordinamento tra le due potenze nella lotta ai jihadisti.
L’unico risultato, al momento, è che le Nazioni Unite hanno deciso, come misura di sicurezza, la sospensione dei convogli.

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