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Secondo giorno di violenze nella Repubblica Democratica del Congo

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Secondo giorno di violenze nella Repubblica Democratica del Congo

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Il bilancio non è definitivo né ufficiale, ma i morti a Kinshasa sarebbero almeno 37. A sostenerlo è l’Organizzazione non governativa Human Rights Watch. Le violenze nella capitale del Congo erano iniziate lunedì dopo che i partiti, che si oppongono al prolungamento del mandato presidenziale di Kabila, avevano indetto una manifestazione. Le sedi di tre formazioni politiche sono state incendiate: quella dell’Unione per la Democrazia e il Progresso sociale (primo partito d’opposizione), quella di Fonus, Forze innovatrici per l’unione e la solidarietà, e quella dell’MLP, il Movimento lumumbista progressista.

“Non continueremo a vivere con simili selvaggi – sostiene Felix Tshesekedi, membro dell’UDPS e figlio del presidente del partito Ethienne – il popolo è arrabbiato. Il popolo vuole mettere fine a questa dittatura”.

Kabila non sembra essere intenzionato a lasciare

Kabila è al potere dal 2001. I partiti d’opposizione chiedono elezioni entro la fine dell’anno, quando scadrà il suo mandato (il mandato scade il 20 dicembre, ndr). Ma secondo la Costituzione questo martedì era l’ultimo giorno utile per convocare le presidenziali e Kabila, dopo tre mandati quinquennali, non può più candidarsi. Impossibile dunque che i tempi vengano rispettati. L’opposizione è convinta che il posticipo della tornata elettorale sia soltanto una manovra per far restate il capo di Stato alla guida del Paese.

La comunità internazionale chiede lo stop alle violenze

Lunedì Stati Uniti, Unione europea, Francia e Belgio hanno rivolto un appello a tutte le parti in causa perché trovino un accordo e mettano fine alla violenza. Washington e Parigi si sono anche dette pronte ad adottare sanzioni contro il regime di Kinshasa. Air France intanto ha sospeso tutti i voli per il Congo.

Nella sua storia, la Repubblica Democratica del Congo non ha mai conosciuto una transizione democratica.

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