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Nagorno-Karabakh, la pace che non arriva

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Nagorno-Karabakh, la pace che non arriva

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Nuovi venti di guerra tra Azerbaijan e Armenia per il Nagorno-Karabakh? Perché, di quale posta in gioco si tratta? Si raggiungerà mai la pace?

L’enclave armena, dallo scorso aprile, è tornata teatro di scontri e violenze, dopo una guerra durata 22 anni. Il Nagorno-Karabakh si autoproclamò Repubblica dopo la separazione dall’Azerbaijan allora comunista dopo il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991. Nell’enclave, più piccola del Lussemburgo, la maggioranza etnica è armena.

Vent’anni di guerra e migliaia di morti in Nagorno-Karabakh

Il cruento conflitto tra Armenia e Azerbaijan ha fatto migliaia di morti, e almeno un milione di sfollati. Nonostante si prosegua con le trattative, nessun accordo di pace è ancora stata firmato. La nostra inviata Valérie Gauriat è stata sul posto, raccontandoci cosa sta davverto succedendo nella regione.

Una pace sempre lontana

Secondo la nostra inviata ci sono risorse naturali in Nagorno-Karabakh come l’oro, certo non in quantità sufficienti a giustificare una guerra. “Non è uno scontro di religione, azeri musulmani e armeni cristiani hanno convissuto per secoli nella regione. Questo piccolo territorio continua ad essere al centro di interesse perché se il conflitto dovesse davvero degenerare potrebbe influenzare non solo la regione, ma l’intera zona del Caucaso e destabilizzare tutta l’Europa e oltre”, fa notare la Gauriat.

Ogni storia può essere raccontata in molti modi: osserva le diverse prospettive dei giornalisti di Euronews nelle altre lingue.

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