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Il Dalai Lama a Strasburgo: no all'indipendenza del Tibet

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Il Dalai Lama a Strasburgo: no all'indipendenza del Tibet

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Il Dalai Lama ha rasserenato gli animi nella sua giornata strasburghese: il leader religioso tibetano non ha evocato indipendentismi di sorta, e non lo fa da anni avendo tra l’altro rinunciato al ruolo politico, ma ha evocato una sorta di benevolente critica costruttiva che l’Europa dovrebbe rivolgere alla Cina nell’interesse della sua popolazione.

“C‘è speranza e credo che sia importante che il mondo esterno, in particolare l’Unione europea, penso con sincera motivazione possa aiutare la Repubblica Popolare Cinese con una sorta di critica costruttiva, a volte è necessario”, ha detto al Parlamento europeo, dove era stato accolto dal presidente Martin Shulz.

Ha poi aggiunto che alla Cina si chiede il rispetto della lingua autonoma e delle tradizioni locali.

Si è poi spostato, sempre a Strasburgo, nella sede del Consiglio d’Europa, dove ad accoglierlo è stato il Segretario Generale Thorbjørn Jagland, seguito dal Presidente dell’Assemblea Parlamentare Pedro Agramunt.

“Non stiamo cercando l’indipendenza, la storia è storia – ha detto -: noi siamo molto impressionati, cioè stati indipendenti e sovrani, e la sovranità è importante ma evidentemente non così importante, conta di più l’interesse comune”.

Faceva caldo, e la risposta più facile per il Dalai Lama è stata mettersi in testa un fazzoletto inumidito. Dopodiché, tra le risate generali, ha ironizzato sulla pelata del vicino, nell’occasione il Commissario ai Diritti Umani.

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