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Elezioni russe: disaffezione e astensionismo

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Elezioni russe: disaffezione e astensionismo

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In piena crisi socio-economica, in Russia si vota domenica per rinnovare la Duma.

Sono 14 i partiti che si contendono un seggio parlamentare, anche se, secondo i sondaggi, i 4 partiti tradizionali restano comunque i favoriti.

L’elezioni, che normalmente si tengono a dicembre, sono state anticipate a settembre, fattore che potrebbe favorire l’astensionismo, molti cittadini, i pensionati per esempio, sono in vacanza ancora lontani dai centri di residenza e.
Si registra per queste consultazioni anche una forte disaffezione da parte degli elettori, solo il 9% dice di seguirle.

Gli ultimi sondaggi danno il partito del premier Dimitri Medvedev, Russia Unita, in testa con il 41% dei voti, percentuale in calo negli ultimi 3 mesi e che si tradurrebbe con la perdita della maggioranza maggioranza assoluta.
Il presidente Putin, che non può prestare la sua immagine al partito, si è mostrato comunque in pubblico con Medvedev.

I comunisti di Gennadij Zjuganov passerebbero da seconda a terza formazione del Paese.
Solo il 7,4% dei russi si dice a favore
del Partito comunista della federazione russa.
La maggiorparte sono pensionati, nostalgici. Lo stesso Zjuganov, a 72 anni, invece che prendere la pensione ha deciso di correre per queste elezioni.

A beneficiare della perdita di consensi o astensionismo sono gli ultranazionalisti di Vladimir Zhirinovskij, il Partito liberal- democratico, accreditati del 12% dei voti. Sarebbe il miglior risultato per la formazione dal 1993.

Il leader di Una Russia giusta, Sergey Mironov è sicuro di far parte dei 4 partiti a entrare in parlamento.
Tutti questi partiti sostengono il presidente Putin, che in effetti si preoccupa poco delle consultazioni dall’esito quasi scontato.

Il sistema elettorale misto potrebbe consentire ai partiti minori di avere qualche parlamentare.

Malgrado il calo di popolarità per il partito al governo, le formazioni minori come Parnas, dell’ex premier Mikhail Kasyanov o Yabloko non arrivano a mobilitare e appassionare gli elettori, che pagano il prezzo più alto della profonda crisi.

Dal 2014, a seguito del conflitto ucraino, sanzioni europee e calo del prezzo di gas e petrolio, la Russia è in recessione .

Crisi non sottovalutata da Putin che sabato ha inaugurato un nuovo treno nella banlieu di Mosca e che potrebbe anticipare le presidenziali di un anno, tenendole nel 2017 invece che nel 2018.

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