ULTIM'ORA

Lettura in corso:

A 8 anni dal collasso di Lehman Brothers, l'Europa resta sotto osservazione

mondo

A 8 anni dal collasso di Lehman Brothers, l'Europa resta sotto osservazione

Pubblicità

ALL VIEWS

Clicca per scoprire

Nel 2008 gli Stati Uniti scivolavano nella crisi, trascinandosi dietro il mondo intero. A otto anni di distanza dal crac di Lehman Brothers, l’economia d’oltreoceano è ripartita, complici le iniezioni da miliardi di dollari all’economia. L’Europa invece resta ancora ‘piegata’ da una crisi finanziaria originata da quel primo crac che si è evoluta in una tensione sul debito sovrano e che ha minacciato l’esistenza stessa dell’euro.

La Bce ha varato nuove misure a sostegno dell’economia e contro la deflazione lanciando il ‘quantitave easing’, il ‘bazooka’ con il quale la Fed ha salvato l’economia americana e – secondo molti osservatori – quella mondiale.

Ma all’ex presidente della Federal Reserve ci sono voluti sei anni per ammettere che la crisi dei mutui subprime è stata addirittura peggiore della Grande Depressione. Un ciclone, quello del 2008, che dopo aver travolto Wall Street ha colpito l’economia reale e le cui ferite non si sono ancora del tutto rimarginate.

Il mercato immobiliare, quello al centro della crisi, si sta solo lentamente tirando su. I consumatori, meno indebitati e più ‘formiche’, sono tornati però a spendere sostenendo l’economia. Lo stato di salute dell’economia americana sembra migliore di quanto gli americani ritengano se guardato dall’Europa, dove anche la locomotiva tedesca ha iniziato a rallentare in un contesto di difficoltà che ha investito in pieno anche la Francia.

Il tasso di disoccupazione resta ovunque l’incubo ereditato dal fallimento della banca d’affari americana nella notte tra il 14 e il 15 settembre del 2008. Le divergenze sulle due sponde dell’Atlantico si riflettono anche sul sistema finanziario. Le banche americane, alle prese con normative più rigide ma con una riforma di Wall Stret annacquata e non ancora del tutto attuata, sono tornate a macinare utili, anche se restano ‘sorvegliate’ speciali per la loro dimensione.

Le banche europee, meno esposte alla crisi subprime, sono invece rimaste coinvolte in quella successiva del debito e si muovono con cautela verso un ritorno alla normalità ma a scapito del credito: l’incertezza sull’economia e sulle riforme ha fatto e continua a mantenere chiusi i rubinetti del credito rallentando la ripresa.

WARREN: “È ORA CHE QUALCUNO PAGHI

A otto anni dal crollo di Lehman Brothers ancora nessun banchiere ha pagato il conto per la crisi finanziaria. È l’amara considerazione di molti negli Stati Uniti. E a dar loro voce è ancora una volta Elizabeth Warren, la senatrice democratica che da sempre combatte gli abusi di Wall Street: il prossimo presidente – è il suo appello – dovrà permettere che si indaghi sui responsabili di quel terremoto e, se ritenuti colpevoli, far sì che questi manager vadano in galera.

Parole che riassumono il sentimento di gran parte dell’opinione pubblica americana, in gran parte ancora alle prese con le conseguenze di una recessione senza precedenti che dal 2008 ha investito entrambe le sponde dell’Atlantico. Molte le banche che hanno pagato salatissime multe per i danni provocati da un’eccessiva presa di rischi, come nel caso della crisi dei mutui subprime. Senza contare la stretta su Wall Street varata durante la presidenza Obama. Ma la critica che viene mossa al presidente uscente è proprio quella di non aver colpito penalmente anche le responsabilità individuali.

NEL 2015 IL SEMESTRE NERO DELLE BANCHE ITALIANE

Le banche italiane faticano ad uscire dal tunnel. Dal luglio a dicembre del 2015, quando il Ftse Mib aveva riagganciato la soglia dei 24mila punti che non si vedeva dal crac di Lehman Brothers del settembre 2008, la Borsa di Milano ha perso il 21,5% mentre il comparto bancario è stato protagonista di forti ribassi con istituti che hanno mandato in fumo anche più della metà della propria capitalizzazione.

Nello stesso periodo, l’indice del settore bancario europeo (lo Stoxx Europe 600 banks) ha perso circa il 30%. Maglia nera del periodo va al Monte dei Paschi di Siena che da luglio ha bruciato il 65% della capitalizzazione, nonostante gli ultimi due aumenti di capitale imposti dalla Banca centrale europea. Non va meglio alle due ‘big’: UniCredit e Intesa Sanpaolo.

I PEGGIORI CALI DELLINDICE PANEUROPEO STOXX 600 DALL’11 SETTEMBRE 2001

24 giugno 2016 -8,62%

6 ottobre 2008 -7,62%

10 ottobre 2008 -7,5%

11 settembre 2001 -6,41%

8 ottobre 2008 -5,99%

1 dicembre 2008 -5,98%

21 gennaio 2008 -5,73%

6 novembre 2008 -5,50%

29 settembre 2008 -5,42%

24 agosto 2015 -5,33%

2 marzo 2009 -4,98%

18 agosto 2011 -4,77%

22 settembre 2011 -4,63%

Va ricordato poi il Black Monday, il 19 ottobre del 1987, con il crollo di Wall Street: il Dow Jones registrò un calo del 22,6%

DAL 2008 AL 2014 5MILA MILIARDI DI AIUTI DI STATO ALLE BANCHE EUROPEE

Secondo i dati della Commissione europea tra il 2008 e il 2014 sono stati autorizzati aiuti di Stato a favore delle banche per una cifra di 4.884 miliardi di euro. Le risorse poi effettivamente utilizzate sono state pari a 1.934 miliardi.

La componente principale sono proprio le garanzie statali sulle passività delle banche. L’importo autorizzato da Bruxelles sfiora i 3.300 miliardi mentre quello utilizzato si ferma a 1.188 miliardi.

Per gli aumenti di capitale gli aiuti autorizzati da Bruxelles sono ammontati a oltre 800 miliardi di euro e 453 miliardi sono stati quelli utilizzati. Alle banche italiane solo 8 miliardi di euro, mentre al primo posto ci sono quelle britanniche con 100 miliardi di euro, poi la Germania con 64 miliardi, Grecia 62,8 miliardi, Francia 61,9 miliardi, Spagna 40,8 miliardi. Poi 23 miliardi per gli istituti olandesi e 21 per il Belgio.

LA TIMELINE DEL THE TELEGRAPH (in lingua inglese)

LA PRIMA PAGINA DEL THE TIMES DEL 15/09/2008

LA PRIMA PAGINA DEL WALL STREET JOURNAL DEL 15/09/2008

L’ANALISI DE LA REPUBBLICA

ALL VIEWS

Clicca per scoprire

Ogni storia può essere raccontata in molti modi: osserva le diverse prospettive dei giornalisti di Euronews nelle altre lingue.

Prossimo Articolo