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Siria: cronologia di tregue fallite

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Siria: cronologia di tregue fallite

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Una nuovo cessate il fuoco entra in vigore oggi in Siria. L’intesa tra Stati Uniti e Russia arriva in un momento di difficoltà sul terreno per i ribelli dopo la battaglia di Aleppo.
Se la tregua regge, si potrebbe avere una cooperazione militare inedita tra militari americani e russi.

Ma sulla tenuta della tregua ci sono ancora molte incognite.

Perché tutte le iniziative diplomatiche portate avanti negli ultimi 5 anni non hanno dato alcun risultato incagliandosi quasi sempre sulla sorte da riservare a Bachar al Assad a conflitto finito.
All’inizio del 2012, spetta a Kofi Annan,

tentare l’impossibile, la tregua negoziata dall’ex segretario del Consiglio di sicurezza Onu dura giusto qualche ora.

L’anno dopo, nell’agosto del 2013 un attacco chimico uccide circa 1.400 persone. Attribuito al regime, quest’ultimo accusa i ribelli.

A settembre, a Ginevra, è concluso tra Usa e Russia, un accordo per lo smantellamento dell’arsenale chimico; l’intesa evita bombardamenti americani all’ultimo momento.

Nel gennaio del 2014, le due potenze riescono a mettere in marcia i primi negoziati che vedono allo stesso tavolo regime e opposizione. Terminano il 31 gennaio con un niente di fatto.

L’emissario Onu Lakhdar Brahimi non può che constatare il fallimento:

“Sono assolutamente dispiaciuto, i siriani si aspettavano molto di più da noi”.

Brahimi, che ha preso il posto di Kofi Annan, si dimette a sua volta il 13 maggio. Lo sostituisce il diplomatico italo-svedese Staffan de Mistura.

Nel dicembre scorso il Consiglio di Sicurezza dell’Onu adotta una risoluzione che stabilisce una road map per arrivare a una soluzione politica.Si prevede un governo di transizione entro sei mesi e elezioni nel giro di 18 mesi.

Il 27 febbraio entra in vigore una tregua in seguito a un primo accordo russo americano.
Cessate il fuoco violato ripetutamente dai belligeranti.

Nell’aprile scorso i negoziati riprendono a Gineva sotto il coordinamento di de Mistura. Cinque giorni dopo l’opposizione abbandona il tavolo della discussione accusando il regime di continuare a bombardare i civili.
Il 27 i negoziati si interrompono con un niente di fatto.

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