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Grecia, il limbo dei profughi afghani

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Grecia, il limbo dei profughi afghani

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Lontano dai monumenti e dai paranomi di Atene, troviamo un campo profughi improvvisato. Storie di vita tanto diverse eppure molti simili tra loro.

Profughi afghani, tra speranza e delusione

Qui si sono riuniti diversi immigrati afgani per commemorare la perdita di un loro concittadino richiedente asilo. Il giovane, rimpatriato nella sua città natale in Afghanistan, è stato ucciso dai talebani. Un ragazzo e un anziano pregano uno vicino all’altro per tutte le vittime delle violenze che ancora devastano il Paese. Gli afghani sono tra i principali richiedenti asilo politico in Europa.

Qui siamo a Ellinikon, che è stato fino al 2001 l’ex aeroporto internazionale di Atene. Gli edifici abbandonati sono ospitano circa 4.000 richiedenti asilo afghani. Alcune delle famiglie più disperate sono accampate in tendopoli e baracche. La possibilità di un futuro migliore è un sogno lontano. Quelli che sono arrivati ​​dopo l’accordo tra l’Unione Europea ed Ankara dovranno tornare in Turchia. Taza, una madre rimasta vedova, è scappata in Iran 6 anni fa: “I talebani andavano da una casa all’altra, prendendo in ostaggio donne e ragazze che secondo loro si erano comportate con disonore. Per questo motivo siamo fuggiti in Iran.”

Taza con la sua famiglia è arrivata in Grecia nel mese di aprile, ma per diversi ostacoli burocratici non è stata in grado di presentare domanda di asilo. Niente soldi e con i figli da sfamare ha deciso di tornare volontariamente in Afghanistan, anche se la situazione la spaventata molto. “Non si può vivere in Afghanistan, è una guerra. I bambini hanno paura, io ho paura, non ho alcun tutore o qualcuno su cui contare. Mio figlio dice che non vuole tornare a casa. Io però ho deciso di tornare, senza un valido motivo, anche se mio figlio non è d’accordo”, ci racconta Taza.

Il figlio maggiore della donna sostiene che se dovesse tornare in Afghanistan verrà ucciso. C‘è una sorta di taglia sulla sua testa. Sua madre, nonostante la paura, non desiste. La decisione è presa. Nessun’altra possibilità. Per questa famiglia lo status di rifugiati in Iran non è più valido. Mentre cala la notte, ci incontriamo con Taza e suo figlio nel centro di Atene. Il programma di rimpatrio volontario istituito dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni li riporterà a Kabul, considerata città sicura. Loro vorrebbero tornare nella città natale nella provincia di “Baghlan2:http://it.euronews.com/2016/08/20/afghanistan-taliban-conquistano-khanabad-area-strategica-nel-nord, ma quella zona è sotto il controllo dei talebani.

Visti negati e rimpatri volontari

Anche Yusuf è afghano. Lui ha trascorso gli ultimi 13 anni a cercare di rifarsi una vita in Grecia. Ma come molti migranti la sua richiesta di asilo è stata respinta. Ora condivide la sua frustrazione con un amico afgano, che invece è riuscito ad ottenere l’asilo. Per Yusuf non resta però che il rimpatrio forzato. Una possibilità che non aveva previsto quando è fuggito dall’Afghanistan nel 2003.

“Durante tutto questo periodo volete sapere quante persone sono state uccise? Ci sono stati 70.000 o 71.000 morti”, dice Yusuf. “Vorrei tanto avere una famiglia, ormai ho 42 anni. Gli anni passano e io non voglio perdere questa opportunità. Ma prima di tutto voglio avere tutte le carte in regola.”

Yusuf, che è in attesa dell’udienza finale sulla domanda di asilo politico, non nasconde la sua preoccupazione e su quello che potrebbe accadere. “Non posso in alcun modo tornare in Afghanistan. Per il fatto che non c‘è alcuna legge in vigore. Tutto è fuori controllo. Le regole esistono solo per quelle persone all’interno del Parlamento. Per tutti gli altri non ci sono adeguate condizioni di sicurezza.”

Storie diverse ma simili. E’ la vita dei richiedenti asilo che ogni giorno si chiedono se resteranno aperte le frontiere. Se riusciranno ad ottenere un visto. Alcuni pensano di tornare nel loro paese. Ma tutti sono alla disperata ricerca di aiuto per ricominciare una vita da zero, una vita sicura e dignitosa.

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