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Croazia al voto. I sondaggi: situazione di parità tra i maggiori partiti

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Croazia al voto. I sondaggi: situazione di parità tra i maggiori partiti

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In Croazia si torna alle urne a neppure un anno dalle ultime elezioni.
Stando ai sondaggi, il risultato potrebbe essere simile a quello uscito dalle urne lo scorso 8 novembre, con una situazione di sostanziale parità e senza maggioranza tra le due maggiori formazioni politiche.

Accreditati del 34% delle preferenze i socialdemocratici di Zoran Milanovic sperano di essere comunque il primo partito e di tornare a governare.

“Nei quattro anni al potere abbiamo mostrato di essere capaci e lo saremo ancora per questo chiediamo agli elettori di darci un’altra chance. Parleremo con tutti i politici in Croazia in grado di trovare soluzioni ai problemi”.

Con Andrej Plenkovic, candidato premier del centro destra, il partito HDZ fa un passo indietro rispetto al populismo e estremismo incarnato da Tomislav Karamarko, con cui avevano vinto le elezioni a Novembre.

“Otterremo la maggioranza relativa in questa tornata elettorale e saremo in grado di creare una coalizione con la formazione il Ponte, declino ogni responsabilità su quanto accaduto tra la precedente leadership del mio partito e il Ponte”.

I moderati di Most, in italiano letteralmente Ponte, sono la terza forza croata.
I negoziati per formare un’alleanza governativa continuano, i centristi del Ponte sembrano più propensi a un governo di coalizione con il centrodestra.

Comunque vadano le elezioni, il Paese potrà contare su unesecutivo di coalizione piuttosto fragile.

Slavenka Drakulic, scrittrice:

“Possiamo sintetizzare la situazione in 3 parole: delusione, sfiducia e apatia.
Delusione nei confronti del precedente governo, guidato dall’HDZ, l’Unione democratica croata, peraltro in coalizione con il Ponte che ha dimostrato di non servire a niente”.

Entrata nell’Unione europea nel 2013, il Paese non ha ripreso slancio dopo la crisi economica, malgrado sia una meta turistica molto gettonata, il tasso di disoccupazione resta al 13%, con un giovane su tre senza lavoro.

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