ULTIM'ORA

Lettura in corso:

Margrethe Vestagher, commissaria Ue alla concorrenza: "No ai vantaggi fiscali selettivi"

the global conversation

Margrethe Vestagher, commissaria Ue alla concorrenza: "No ai vantaggi fiscali selettivi"

Pubblicità

È la donna che ha ispirato il personaggio di Birgitte Nyborg in Borgen, popolare serie tv di argomento politico.
È una personalità politica atipica, giunta dalla Danimarca a Bruxelles, ed è colei che sta conducendo la battaglia contro le maggiori multinazionali del mondo nell’ambito dell’evasione fiscale in Europa. È la Commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager.

La lotta all’evasione fiscale

Efi Koutsokosta, euronews: Commissaria, molte grazie di essere con noi in Global Conversation. Dunque, dopo Google, Starbucks, Amazon, Gazprom ora lei ha consegnato una multa record da 13 miliardi di euro ad Apple per tasse non versate all’Irlanda. Questo ha provocato molte reazioni, anche dagli Stati Uniti. Possiamo parlare di conflitto d’interessi?

Margrethe Vestager, commissaria Ue alla concorrenza: “No, non penso. Perché quando parliamo di quel che potremmo chiamare la comunità fiscale globale, l’Unione europea e gli Stati Uniti sono sulla stessa lunghezza d’onda. Perché ovviamente condividiamo un po’ le basi, cioè che non è la maggior parte delle compagnie a dover pagare le tasse, tutte le compagnie devono farlo”.

euronews: Ci sono alcuni Stati membri, come i Paesi Bassi, l’Irlanda o il Lussemburgo, che in passato offrivano incentivi a molte compagnie per attrarre investimenti in Europa. Adesso lei dice “basta”. Perché ora?

Margrethe Vestager: “Penso che i vari paesi abbiano ancora molto spazio per competere. L’Irlanda conserva una tassazione molto bassa per le imprese, al 12,5 per cento, rispetto ad altri paesi che sono al 20 o al 22 per cento, e questo è giusto, e protetto dai trattati. Un gioco completamente diverso invece è offrire una sorta di vantaggio selettivo a una specifica compagnia, in modo che questa compagnia non paghi le stesse tasse di tutti gli altri.

euronews: Lei pensa che questo sia illegale…

Margrethe Vestager: “Sì, pensiamo che il modo in cui Apple ha pagato le tasse abbia preso la forma di aiuti statali illegali”.

euronews: Ma l’amministratore delegato di Apple parla di decisione politica e sembra che la Commissione abbia cominciato solo ora ad avviare queste cause.

Margrethe Vestager: “Il fatto è che a tutte le nostre cause si può presentare ricorso presso i tribunali europei. E i tribunali non vogliono sentir parlare di politica, o di atteggiamenti, o di sensazioni, vogliono i fatti. Vogliono vedere la giurisprudenza, vogliono sentire la nostra interpretazione della prassi giudiziaria. E questo naturalmente ci mantiene su una strada molto dritta e stretta per poter presentare una causa solida. Perché sappiamo di avere buone possibilità di essere contestati. Perciò non c‘è posto per la politica qui”.

euronews: C‘è un progetto politico da parte di questa Commissione di mettere fine ai paradisi fiscali nell’Unione europea?

Margrethe Vestager: “Il nostro obiettivo è che i profitti siano tassati là dove sono generati, nel paese dove le compagnie offrono un servizio ai loro clienti, vendono i loro prodotti secondo la qualità, il prezzo e i servizi che sono in grado di offrire, e questo è il loro business model. Perché se i profitti si spostano da paesi con un alto carico fiscale a paesi con un basso carico fiscale, o addirittura dove non ci sono tasse, le imprese che non lo fanno come possono competere? E i cittadini come possono credere in un mercato equo che funzioni per loro?”

euronews: Quali sono i prossimi passi da parte vostra?

Margrethe Vestager: “Abbiamo due casi pendenti, quelli di McDonald’s e di Amazon, e naturalmente lavoreremo su questi casi in modo approfondito e con la stessa dedizione del passato per verificare se ci siano fatti che supportino l’apertura di una causa. Questo naturalmente è tutto da vedere”.

euronews: Secondo lei gli Stati membri che hanno concluso questi accordi fiscali agevolati hanno una responsabilità politica?

Margrethe Vestager: “Non mi interessa puntare il dito contro qualcuno. Quello che cerchiamo di fare è ripristinare la parità di condizioni in modo che le tasse non pagate vengano recuperate esattamente come se qualcuno fosse in possesso di denaro che sarà recuperato se è illegale. Quest’aspetto non ci riguarda. E penso che la cosa importante sia un cambio di rotta per il futuro, che in futuro esistano sempre meno vantaggi selettivi e sempre più regole generali in modo che le compagnie possano competere in condizioni di equità”.

L’Europa dopo la Brexit

euronews: Parliamo ora di Europa. Come vede l’Europa dopo la Brexit?

Margrethe Vestager: “Penso sia molto importante parlare di quel che vogliono i Ventisette. Perché naturalmente prima e dopo il referendum abbiamo tutti parlato del Regno Unito, e tutto riguardava solo il Regno Unito. Penso sia molto importante che parliamo anche di noi, dei 27 che restano. Certo, si è presentata una situazione inedita. Come possiamo gestirla al meglio? Perché molti si sentono legati. E penso che temano per il posto di lavoro e siano preoccupati per i figli, si chiedono se anche loro troveranno un lavoro. Anche se s’impegnano e vanno a scuola, riusciranno poi a trovare lavoro? Naturalmente questi sono problemi molto terra-terra, molto concreti, ed è su questo che dobbiamo lavorare con gli Stati membri”.

euronews: Ma in questo momento l’Unione europea è unita? Perché vediamo che tutte queste crisi – e in cima alla lista c‘è naturalmente la crisi dei profughi – hanno diviso gli Stati membri. Pensa che dobbiamo scordarci l’Unione europea come la conosciamo?

Margrethe Vestager: “No. Perché dovremmo? Penso invece che dobbiamo continuare a costruire. Forse imbiancare le pareti qui e là, forse talvolta aggiungere qualcosa o chiudere qualche stanza, ma è una bella casa in cui vivere. Penso che una delle specialità dell’Europa sia che siamo entrambe le cose al tempo stesso: da un lato siamo un gruppo di paesi con identità nazionali molto forti, con le nostre lingue, le nostre culture, i modi in cui facciamo le cose, anche culture politiche diverse, ma al tempo stesso abbiamo molto in comune, perché siamo tutti europei. Condividiamo la stessa storia, ma condividiamo anche un progetto per il futuro, che è molto concreto: che ciascuno possa vivere una vita in cui godere dei propri diritti e perseguire i propri sogni, e possa vedere i propri figli prosperare. E penso che questo sia un equilibrio che dobbiamo conservare sempre. È qualcosa di europeo, non è il sistema degli Stati Uniti, o dei paesi asiatici o africani, è genuinamente europeo. Non siamo necessariamente uniti nello stesso modo, ma il fatto stesso di essere differenti fa parte del quadro d’insieme”.

La nuova vita a Bruxelles

euronews: Infine una domanda personale. Lei è arrivata a Bruxelles dalla Danimarca, dove era una personalità politica di altissimo profilo. Com‘è cambiata la sua vita?

Margrethe Vestager: “In molti modi. Ho avuto il tempo di scoprire Bruxelles, ed è una città molto bella e vivibile, è molto verde, ma la mia vita è cambiata in un modo molto terra terra: io qui ho paura di andare in bicicletta, e mi manca l’acqua. Ma a parte queste cose, è davvero un bel posto in cui vivere”.

Ogni storia può essere raccontata in molti modi: osserva le diverse prospettive dei giornalisti di Euronews nelle altre lingue.

traduzione automatica

Prossimo Articolo