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Colossi minerari in Madagascar

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Colossi minerari in Madagascar

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Per il nostro nuovo episodio di Target Madagascar siamo andati a Fort Dauphin, nel sudest del paese, alla scoperta di un impressionate sito minerario di 2.800 ettari. Sfruttato da otto anni da un colosso internazionale del settore rappresenta un investimento di quasi 800 milioni di dollari.

Il geologo Jean Pascal Valiarimanana spiega: “Qui produciamo ilmenite. L’ilmenite è un minerale di titanio. E il titanio serve a produrre del pigmento bianco, per le vernici, o per le tinte per la carta… E serve anche a produrre il metallo di titanio, che viene impiegato nell’industria aeronautica”.

300 mila tonnellate d’ilmenite escono ogni anno da quest’impianto.

Anche il panorama economico locale ha risentito – positivamente – dell’attuazione del progetto nato dalla partnership fra un privato, lo Stato e la regione di Fort Dauphin, dice il presidente di Qit Madagascar Minerals Fanja Rakotomalala: “Per esempio la pubblica sicurezza, l’insegnamento, la salute, la formazione professionale, la promozione delle piccole e medie imprese per assicurarsi che il contenuto locale del progetto sia massimizzato”.

Nella regione sono state create 350 nuove imprese. La miniera dà lavoro a 1.400 persone, e sono anche stati costruiti una nuova strada e un porto in grado di ospitare navi da crociera.

Questo progetto è anche un modo totalmente inedito di concepire l’industria mineraria. Nel cuore del sito troviamo 230 ettari di foresta protetta e un vivaio che permette il ripristino progressivo dell’intero sito.

Un impegno ambientale forte, indispensabile per realizzare progetti di questo genere in Madagascar.
Il settore minerario è considerato uno dei maggiori motori dello sviluppo del paese. Al successo di Fort Dauphin ha seguito peraltro un altro mega progetto, per nichel e cobalto, di grandezza 10 volte superiore in termini d’investimenti.

Il ministro delle miniere e del petrolio Ying Vah Zafilahy dice: “Abbiamo una riserva di bauxite di 100 milioni di tonnellate. C‘è anche del ferro le cui riserve sono stimate a 600 milioni di tonnellate. Tutte queste riserve sono riserve certe”.

Per non parlare dell’oro, delle pietre preziose o perfino dell’uranio.
Resta però del lavoro da fare sul clima economico, lamenta Rakotomalala: “Siamo in concorrenza con molti paesi in Africa, Asia e altrove. Quindi abbiamo bisogno di un contesto competitivo per attrarre gli investitori – direi – ‘seri’, che vogliono davvero lavorare sul lungo periodo”.

A questo scopo, il governo prevede di introdurre presto nuove regole, un nuovo codice minerario molto interessante dal punto di vista fiscale e finanziario, ma ci vuole tempo, dice Zafilahy: “Non bisogna confondere rapidità e fretta. Abbiamo bisogno di tutti i suggerimenti necessari affinché questo codice minerario possa non solo contribuire allo sviluppo del paese, ma sia anche duraturo”.

L’obiettivo è triplice: attrarre gli investitori, che gli investimenti contribuiscano davvero allo sviluppo del paese, senza dimenticare il rispetto dell’ambiente.

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