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I Giochi mondiali dei nomadi: il Kirghistan fra sport e cultura

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I Giochi mondiali dei nomadi: il Kirghistan fra sport e cultura

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Si trova in Kirghistan ed è la perla dell’Asia Centrale. L’Ysykköl è il secondo lago di montagna al mondo per dimensioni, secondo l’Unesco. Intorno a questo specchio d’acqua, in un paesaggio incontaminato, diversi gruppi etnici e popoli nomadi vivono in armonia con la natura.
E qui si trova la città di Čolponata, che ospita la seconda edizione dei Giochi mondiali dei nomadi.

10 mila persone hanno assistito alla spettacolare cerimonia di apertura, con più di mille artisti e delegazioni provenienti da quaranta paesi, il doppio di quelle presenti alla prima edizione dei Giochi, due anni fa.

Il supervisore Sapar Isakov spiega quali sono le ragioni della creazione dell’evento: “I Giochi mondiali dei nomadi sono un progetto ambizioso per il nostro paese, che ci sta portando molti vantaggi. È il contributo del nostro paese allo sviluppo del mondo intero. Naturalmente ci aspettiamo che questo progetto faccia conoscere il nostro paese, e che provochi una crescita rapida nel nostro paese, dal punto di vista ideologico ed economico. Possiamo già vedere dal livello dei partecipanti che questo progetto si sta sviluppando enormemente”.

L’obiettivo dei giochi è rilanciare gli sport nomadi dando loro rilevanza internazionale.
Alla cerimonia era presente la star hollywoodiana Steven Seagal, che ha aperto la parata delle delegazioni nelle vesti di un eroe kirghizo. Seagal ha parlato in esclusiva con euronews della sua passione per la vita nomade: “Credo nella vita nomade, credo che tutta questa cultura debba essere preservata. Sono molto orgoglioso di questo presidente e di questo paese, il Kirghistan, per l’impegno messo nel diffondere e cercare di proteggere con tanto impegno la tradizione dei giochi nomadi”.

Le competizioni si tengono in 23 diversi tipi di sport, come il mas-wrestling, il tiro con l’arco, o l’ordo, in cui si usano delle ossa.
Ma i più famosi sono gli sport equestri, in particolare il buzkashi o kokpar , una sorta di versione centro-asiatica del polo, con una differenza di rilievo: lo scopo è raggiungere la meta con la carcassa decapitata di una capra.
Una disciplina in cui la squadra Usa ha avuto del filo da torcere. Dice uno dei giocatori, Brock Harris, “Il kokpar è un gioco molto interessante, a dir poco, e non so se esista un equivalente americano. Siamo entusiasti di competere con i kirghizi e di poterli sfidare nel loro sport nazionale”.

Ma i Giochi mondiali dei nomadi non riguardano solo lo sport, vogliono anche celebrare il patrimonio culturale e le tradizioni di questi popoli. Fin dai tempi della Via della Seta, i nomadi hanno accolto altre culture, condividendo allo stesso tempo la propria unicità.

Il festival folkloristico Universo dei Nomadi, nella gola di Kyrchyn, propone musica tradizionale e impressionanti spettacoli a cavallo che calano il pubblico nelle atmosfere genuine della vita nomade.
Sempre nello spirito dello scambio culturale, si svolgono gare di cucina e di costruzione di yurte, le tipiche abitazioni mobili asiatiche, fra le varie regioni del Kirghistan.

Una delle partecipanti, Aigul, è entusiasta: “Tutto viene fatto a livelli altissimi. Il pubblico è estasiato, e penso che a livello internazionale i Giochi dei nomadi aiutino a mantenere relazioni amichevoli fra il Kirghistan e gli altri paesi”.

I giovani non snobbano le celebrazioni, approfittando anzi dell’occasione per imparare di più sulla propria cultura, e su come farne tesoro e condividerla. Come Adina, che commenta: “Sono molto orgogliosa del fatto che questi eventi si svolgano qui, e ne sono orgogliosa a nome di tutti i giovani. È importante non dimenticare le nostre tradizioni, ed è importante che siano ricordate e preservate dalla nostra generazione”.

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