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Processo all'Aja per la distruzione dei mausolei: è un crimine di guerra

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Processo all'Aja per la distruzione dei mausolei: è un crimine di guerra

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Si è aperto all’Aja il primo processo della Corte penale internazionale per la distruzione di monumenti di carattere storico religioso, precisamente dei mausolei di Timbuctu, Mali, classificati patrimonio dell’umanità.

È una prima storica: e non solo per il capo di imputazione, ma anche perché, nella prima giornata del processo, l’imputato si è dichiarato colpevole.

Ahmad Al Faqi Al Mahdi:

“Mi dispiace, è con grande dolore che riconosco che le accuse nei mie confronti sono fondate.
Mi dispiace per quello che ho fatto, per cui mi sento responsabile”.

Alla sbarra, Ahmad al Faqi al Mahdi, ex jihadista del gruppo Ansar Dine.

Il tuareg era a capo di una brigata, cui ordinò la distruzione di nove mausolei e della porta della moschea di Sidi Yahia.

Il gruppo, legato a Al Qaida, controllò il Mali per dieci mesi nel 2012, prima di venir cacciato da un intervento militare internazionale.
La distruzione dei mausolei fu fatta nel giro di due settimane tra il 30 giugno e l’11 luglio.

Fondata nel V secolo, Timbuctù divenne un centro considerevole dell’Islam e raggiunse il suo apice nel XV secolo.
I suoi monumenti facevano parte della storia del Mali e del mondo.

Il processo durerà una settimana, l’accusa potrebbe chiedere fino a 11 anni di detenzione. L’accusato ha detto che in caso di condanna non ricorrerà in appello.

Oggi riconosce di essere stato plagiato dai leader di Al Qaida e chiede ai musulmani del mondo di non ripetere questo genere di azioni.

Nel 2014 l’Unesco finanziò il processo di ricostruzione dei mausolei.

Dalla fondazione dell’Unesco nel 1945, dopo i bombardamenti di Dresda, Coventry e Montecassino, il patrimonio culturale è diventato universale.

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