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Bambini alla guerra. Il peso di una foto in un conflitto

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Bambini alla guerra. Il peso di una foto in un conflitto

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Omran come Aylan; Aylan come Muhammad, Muhammad come Kim.

Tutti bambini, vittime di guerre, tutti soggetti di scatti fotografici.
Foto diventate icone dei nostri tempi che hanno fatto il giro del mondo, toccando le corde della sensibilità di ciascuno. Perché certe immagini ci arrivano come schiaffi, servendoci su un piatto d’argento orrori spaventosi e indicibili.

Quanto è lecito tutto questo?

Omran, cinque anni, è nato proprio quando è scoppiato il conflitto siriano.
Quel conflitto che ha fatto circa 300 mila morti di cui oltre 13 mila sono bambini.

Omran è diventato il simbolo della sofferenza del popolo siriano;quanto potrà questo video al fine di sensibilizzare le coscienze al conflitto siriano?

Nell’agosto dell’anno scorso toccò al piccolo Aylan, diventato, a soli tre anni, il simbolo della tragedia dei migranti che si consumava sulle coste dell’Unione europea.

Nell’era dei selfie e del dolore che diventa spettacolo, qual è il potere di una foto di un bimbo di tre anni, morto annegato nel Mediterraneo per fuggire alla guerra?

La caporedattrice del sito web HURRIYET, che decise di pubblicarla, Zeynep Gurcanli, :

“Con questa immagine volevamo attirare l’attenzione sulla crisi migratoria e i migranti in generale. Dando un volto umano alla crisi volevano spingere addirittura i governi a rivedere le proprie politiche. Volevamo scioccare il pubblico, perché in effetti anche noi eravamo scioccati”.

In base a una foto si decide da che parte stare; come accadde per Muhammad Jamal al-Durrah, il bambino palestinese morto tra le braccia del padre nel corso della seconda Intifada palestinese, nel 2000.
Il caso ebbe straschichi giudiziari in Francia, ma la ricostruzione dei fatti nel reportage del giornalista Charles Enderlin, secondo cui, il ragazzino morì sotto i colpi d’arma da fuoco israeliano fu condivisa dalla stampa francese e internazionale.

Prima di Aylan e Omran, è toccato a molti altri bambini: gli occhi di Sharbat Gula sono stati immortalati da Steve McCurry.
(In pochi sanno che l’adolescente afghana aveva appena perso i genitori nella guerra russo afghana Era il 1984.)
Nel 1972, la foto della bambina vietnamita ustionata dal Napalm fece il giro del mondo.

Il confine tra sensazionalismo, mercificazione e verità è molto sottile.

Al di là delle carte che dettano il rigore di etica e deontologia, ciascuno risponde alla propria coscienza di quel che pubblica e dice.

Resta comunque lecita la domanda se la pubblicazione di foto, per quanto forti, rispetti la dignità umana, a maggior ragione quando si tratta di bambini.

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