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Le favelas di Rio, le Olimpiadi della povertà

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Le favelas di Rio, le Olimpiadi della povertà

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Benvenuti nelle favelas di Rio, dove non tutti sono contenti o beneficiano delle infrastrutture realizzate per i Giochi.

Come la nuova linea di autobus che attraversa Vila Uniao, una baraccopoli di 900 case che dista solo due chilometri dal Villaggio Olimpico, e da dove 368 famiglie sono state espulse per lasciar passare la Transolimpica.

Maria do Socorro, un’estetista residente della favela, dice che l’invasiva installazione ha peggiorato la situazione nella comunità: “Prima qui era calmo, ora c‘è un clima di tensione… non si riesce a dormire, ci sono omicidi, morti, sparatorie, cose che non c’erano prima… da quando hanno cominciato questi lavori, il clima è molto teso”

La colpa sarebbe del rumore del traffico sul cavalcavia, che, secondo i residenti, provoca pericolose crepe nei muri delle case.

Un’altra residente, Janaina Assis, è disincantata: “Penso che dopo le Olimpiadi i politici ci daranno forse un minimo di attenzione, ma molto poca, per illuderci in vista delle prossime elezioni… e poi ci abbandoneranno. Ci sono molte comunità a Rio de Janeiro che sono abbandonate, penso che stiano solo nascondendo la polvere sotto il tappeto”

Lo scintillante Villaggio Olimpico sembra quasi una presa in giro, per gli abitanti delle favelas intorno a Rio, sacche di povertà e criminalità cresciute a dismisura negli anni Settanta con l’urbanizzazione selvaggia legata alla fuga dalle campagne.

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