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Kenya: nel campo di accoglienza i rifugiati coltivano la terra

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Kenya: nel campo di accoglienza i rifugiati coltivano la terra

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Un campo profughi autosufficiente. L’idea è venuta all’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati di fronte all’emergenza rappresentata da 180mila persone fuggite dal Sud Sudan nel nord del Kenya.

Il campo di Kakuma è allo stremo ed è stato reso necessario installare un nuovo centro a Kalobeyei, dove però gli ospiti coltivano la terra.

“Noi non vogliamo restare senza far nulla come le persone di Kakuma – dice Katerina Baka, una donna che partecipa al progetto – Sarò vecchia, ma sono ancora forte e in grado di lavorare per noi. Siamo in grado di badare a noi stessi e sostenere le nostre famiglie.”

Katerina e gli altri rifugiati possono coltivano prodotti, se li scambiano e sostengono le loro famiglie. Ma, soprattutto, danno un senso alla loro permanenza.

“È un’iniziativa pilota e che può renderci autonomi dal punto di vista della disponibilità alimentare – spiega William Erot, responsabile del campo di Kalobeyeie – Gli stessi rifugiati possono produrre autonomamente il loro sostentamento”.

Kalobeyei accoglierà i profughi in arrivo nelle prossime settimane dal Sud Sudan e punta a decongestionare i campi della regione ormai al collasso.

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