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"West Side Story": la versione del regista Philip Wm. McKinley

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"West Side Story": la versione del regista Philip Wm. McKinley

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Phil McKinley ci parla della differenza fondamentale tra musica e opera, oltre a raccontarci come sia nato il progetto “West Side Story” a Salisburgo.

“Con l’opera il cantante canta il libretto; in un musical gli attori recitano il dialogo ma quando l’emozione diventa troppo grande parlare non è più possibile e allora ballano. Poi, una volta che i sentimenti si sono calmati attraverso la danza, si ricomincia, e si canta di nuovo, e si risale quella parabola emotiva un’altra volta, passando dal parlato al canto, alla danza.

“Lavorare al Festival di Salisburgo, presentando il primo musical qui, questo mi ha fatto davvero paura, ma preferisco raccontare come sono andate le cose, è una bella storia. Allora, sono venuto qui per una prima e ho conosciuto Cecilia. Pranzavamo, si parlava di un altro progetto, però a un certo punto le ho chiesto: ‘Che cosa ti piacerebbe fare, che opera ti interesserebbe?’, e lei mi ha detto: ‘Mi piacerebbe fare West Side Story, ma non ho mai trovato un regista a cui interessi’. E io: Beh, ce l’hai davanti!’. Così è andata!

“Lavorare col Maestro Dudamel e la sua orchestra è un regalo raro, che non capita quasi mai nel mondo del musical. E non parlo solo del fatto che abbiamo quarantacinque musicisti, ma questi musicisti hanno qualcosa di speciale: la loro formazione, il fatto di venire dalle orchestre giovanili… non so, di fatto, quando suonano questa musica, si coglie la loro ricchezza d’animo.”

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