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La Turchia come la ex cortina di ferro. Sempre di più le defezioni

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La Turchia come la ex cortina di ferro. Sempre di più le defezioni

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Avevano acquistato il biglietto di andata, ma non quello di ritorno. È accaduto a due responsabili militari dell’ambasciata turca in Grecia che hanno preso un traghetto con le famiglie, direzione Italia, e sono stati costretti a rientrare, convocati dal governo turco. Ma non lo hanno fatto. Ad affermarlo il ministro degli esteri turco Mevlut Cavusoglu: “Il 6 di agosto, queste persone si imbarcate con le famiglie e le loro auto private da Igoumentisa in Grecia e si sono dirette in Italia. Le telecamere di sorveglianza alla frontiera sono state esaminate e le autorità greche hanno confermato i fatti”.

Cavusoglu ha aggiunto che due funzionari che lavoravano in Bangladesh sono andati a New York ed è scomparso anche un uomo che lavorava all’ambasciata in Giordania.

La Bulgaria ha anche espulso un cittadino turco che aveva chiesto asilo e che è accusato di essere coinvolto col fallito golpe del 15 luglio. L’uomo è stato consegnato alla autorità di Ankara, provocando una minicrisi di governo a Sofia, visto che la stessa ministra dell’interno bulgara ha criticato la validità giuridica della decisione.

Sembra che siano molte le persone che stanno cercando di non tornare in Turchia non solo perché coinvolte nel golpe, ma anche per timore dell’atmosfera di vendetta che si è instaurata nel Paese.

Ogni storia può essere raccontata in molti modi: osserva le diverse prospettive dei giornalisti di Euronews nelle altre lingue.

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