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Ankara sfida l'Ue sulla crisi dei migranti, 16mila arresti dopo tentato golpe

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Ankara sfida l'Ue sulla crisi dei migranti, 16mila arresti dopo tentato golpe

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La Turchia sfida l’Occidente. Nel giorno in cui Recep Tayyp Erdogan riallaccia le relazioni con Mosca, il ministro turco agli affari europei risponde alla richiesta di Bruxelles di rispettare i patti sulla crisi migratoria e rispedisce al mittente le critiche sulla pena di morte.

Per la Turchia – spiega Omer Celik – è “impossibile” accogliere le richieste dell’Unione europea: “Se non forniranno una data precisa per la liberalizzazione dei visti, noi non attuaremo l’accordo sui migranti e ne bloccheremo ogni discussione in materia – ha detto Celik in un’intervista televisiva – Ci chiedono se stiamo minacciando l’Unione Europea. Noi non minacciamo nessuno, non ricattiamo nessuno”.

Ankara avverte anche gli Stati Uniti, chiedendo a Washington di non mettere a rischio le relazioni per proteggere Fethullah Gulen, il predicatore che vive Pennsylvania, ritenuto dalla Turchia il regista del fallito golpe.

“L’uomo che ha ordinato il bombardamento della Turchia e del suo Parlamento, che ha puntato le armi della Turchia contro il popolo turco avrà la punizione che merita”, ha dichiarato in parlamento il Primo ministro, Binali Yildirim.

Ufficialmente sono in tutto 16mila le persone arrestate in Turchia con l’accusa di essere coinvolte nel fallito colpo di stato dello scorso 15 luglio. Il governo ha annunciato che ci saranno 25.000 nuove assunzioni pubbliche per colmare le carenze di organico provocate dalle epurazioni.

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