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Brasile, non solo festa: proteste contro il governo, 35 arresti

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Brasile, non solo festa: proteste contro il governo, 35 arresti

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C‘è un Brasile che festeggia, con il resto del mondo, il via ai Giochi di Rio dentro lo stadio Maracanà. E c‘è un altro Brasile: quello che le Olimpiadi non li vuole. E che protesta cercando di far sentire la propria voce. Bandiere bruciate, tafferugli, polizia in assetto anti-sommossa e gas lacrimogeni. Questo lo scenario che si presentava ieri fuori dallo stadio.
Uno dei manifestanti paragona la situazione a un vero stato di guerra: “Il Brasile piange sangue, la gente muore e adesso anche queste bombe. Sembra di essere in guerra come in Iraq”.
Ma non tutti sono d’accordo: a molti, infatti, le proteste suonano come lo spreco di un’occasione. Come un negoziante, costretto ad abbassare le saracinesche per non rimetterci durante le proteste: “Le Olimpiadi sono importanti per il Brasile e per Rio de Janeiro, sono idioti. Nessuno che ama il Brasile farebbe una cosa del genere. Ci sono molti modi di protestare, ma questo non è quello giusto. Ed è triste che sta arrivando gente da tutto il mondo e li riceviamo così”
Ma anche sulla spiaggia di Copacabana e a San Paolo, nella giornata della cerimonia inaugurale si sono verificate manifestazioni e proteste nei confronti del governo brasiliano, una donna è stata ricoverata per intossicazione dai gas lacrimogeni sparati dalla polizia di Rio. A San Paolo il bilancio è di 35 arresti dopo una guerriglia con lancio di pietre e oggetti.
Molti quelli scesi in piazza a sostegno di Dilma Rousseff contro la messa in stato d’accusa dell’ex presidente, definito un vero “colpo di stato”.

Ogni storia può essere raccontata in molti modi: osserva le diverse prospettive dei giornalisti di Euronews nelle altre lingue.

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