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Libia, seconda giornata di raid Usa contro l'Isis a Sirte

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Libia, seconda giornata di raid Usa contro l'Isis a Sirte

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Si intensifica l’offensiva delle truppe libiche appoggiate dai raid dell’aviazione statunitense per riprendere la città di Sirte, in mano agli jihadisti dell’autoproclamato Stato Islamico.

I caccia americani hanno bombardato per il secondo giorno consecutivo le postazioni dei miliziani dell’Isis su richiesta del governo d’Unità Nazionale insediatosi a Tripoli alla fine di marzo, sola autorità della Libia post-Gheddafi riconosciuta dalla comunità internazionale.

I militanti dell’Isis oppongono una strenua resistenza. Nella zona residenziale di Bengasi un’autobomba è stata fatta saltare in aria per colpire le forze di sicurezza: 22 i morti e almeno 20 i feriti.

Gli Stati Uniti, già impegnati militarmente contro l’Isis in Siria e Iraq, avevano finora condotto in Libia solo alcuni raid mirati. L’Italia non esclude di mettere a disposizione la base di Sigonella.

L’intervento Usa è stato autorizzato da Barack Obama per 30 giorni basandosi su quella che il Presidente ha ritenuto essere una questione di sicurezza nazionale e dei Paesi alleati.

La Russia e il Parlamento libico di Tobruk hanno criticato l’intervento aereo statunitense in assenza di una specifica risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

“L’intervento Usa in Libia è in linea con la risoluzione Onu”. È stata questa la rapida risposta del Palazzo di Vetro che afferma che i raid “sono stati richiesti dal governo di Unità Nazionale”. Il portavoce del Segretario Generale Farhan Haq ha sottolineato i passaggi della Risoluzione Onu che invitano gli Stati membri a dare “sostegno al governo d’Unità Nazionale, su sua richiesta, nella lotta contro l’Is”.

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