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Indonesia: inascoltati gli appelli di ONU e UE contro condanne a morte

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Indonesia: inascoltati gli appelli di ONU e UE contro condanne a morte

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Non sono bastati gli appelli di ONU e Unione Europea a bloccare le prime esecuzioni di quattordici persone accusate di traffico di droga in Indonesia.

Per quattro di loro, tre nigeriani e un indonesiano, la condanna a morte è stata eseguita stamane. Ancora incerto il destino degli altri dieci detenuti, di origine indiana, pachistana e zimbawese.

Ventiquattr’ore fa, era giunto l’ultimo appello dell’ONU, attraverso il portavoce del palazzo di vetro Farhan Haq: “Le Nazioni Unite si oppongono all’uso della pena capitale in ogni circostanza. Secondo il diritto internazionale, se la pena di morte deve essere applicata, dovrebbe essere imposta solo per i ‘crimini più gravi’, vale a dire quelli che riguardano omicidi intenzionali”

Il pugno di ferro del presidente Joko Widodo, al potere dal 2014, trova larghi consensi nell’opinione pubblica. Non fanno eccezione interpretazioni particolari del codice penale: “Se uno è colpevole di traffico di droga e ha rovinato una generazione di una nazione – dice un cittadino di Jakarta – merita la pena di morte, ma bisogna valutare ogni caso. Se si tratta di traffico diesseri umani non meritano una punizione così severa..”

Secondo Amnesty International se anche le altre sentenze verranno eseguite, si tratterà del più alto numero di esecuzioni legate a un processo, in questo secolo, nel paese indonesiano. La scorsa notte alcuni attivisti si sono riuniti per chiedere alle autorità un atto di clemenza.

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