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Spazio: una base spaziale stampata in 3D? L'ESA studia l'ipotesi

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Spazio: una base spaziale stampata in 3D? L'ESA studia l'ipotesi

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I ricercatori dell’Agenzia Spaziale Europea stanno testando una nuova generazione di stampanti in 3D da usare nello spazio.

A Dicot (circa 80 chilometri a ovest di Londra) in questo nuovo laboratorio del Centro Europeo per le applicazioni spaziali e le telecomunicazioni si sta provando a mettere a disposizione dell’ESA, e di tutto il settore spaziale, le competenze acquisite in materia di stampanti 3D.

“Le promesse – garantisce Franco Ongaro, direttore dell’amministrazione Tecnologica presso l’ESA – sono enormi. È possibile effettuare parti molto complesse senza una vite, e le si possono fare da soli. Questo è un enorme vantaggio in termini di tempo, in termini di quantità e in termini di capacità di fare cose che finora potevamo solo sognare”.

Molti test devono essere effettuati, date le temperature estreme e le condizioni di assenza di gravità, una volta usciti dall’atmosfera terrestre. Il vantaggio di una simile tecnologia è la possibilità di costruire oggetti nello spazio, perché il loro trasporto a destinazione costa, sia in termini di spazio sia di carburante.

“Se in passato si andava su un altro pianeta o sulla Luna – spiega Jan Woerner – Direttore generale dell’ESA – occorreva portarsi tutto il materiale. Ma sulla Luna c‘è del suolo, così come su Marte. Ed è per questo che la stampa in 3D potrebbe in futuro essere usata per creare strutture su Marte o sulla Luna”.

La Stazione Spaziale Internazionale è già equipaggiata con una stampante in 3D che può creare oggetti in plastica. Ora però l’ESA sta pensando di usare questa tecnologia per produrre, ad esempio, pezzi del motore dei lancia razzi o anche strutture abitabili da installare su altri pianeti.

Una idea futuristica sarebbe quella di utilizzare le risorse naturali della Luna per costruire e mantenere in vita una base lunare.

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