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Attacco a Rouen, l'esperto Leroy "L'Isis cerca di impressionare"

Redazione di Bruxelles

Attacco a Rouen, l'esperto Leroy "L'Isis cerca di impressionare"

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La Francia è stata ancora una volta vittima di un attacco terrorista. Nel mirino degli attentatori questa volta è stata una chiesa. Ne parliamo con Didier Leroy, ricercatore all’Università di Bruxelles.

Euronews
Qual è l’obiettivo e il messaggio che si nascondono dietro l’attacco a questa chiesa?

Didier Leroy
Questo attacco, contrariamente a quanto accaduto a Nizza in cui si puntava a uccidere il massimo numero di civili, ha chiaramente un forte valore simbolico. Si tratta di un luogo di culto cristiano a essere preso di mira. Il dettaglio, poi, dello sgozzamento del prete vuole turbare gli animi. E’ un altro tipo di attacco.

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E’ il segnale che siamo davanti all’inizio di una guerra di religione?

Didier Leroy
Non si tratta di una guerra di religione. Ma è certamente un gesto che vuole provocare una certa Francia. La Francia cattolica, che fino a ora non era stata presa di mira. In questo momento invece lo è stata. E’ la Francia rurale a essere toccata ed è li dove si sta provando a creare una sorta di lotta confessionale simile a quella che si ha nel Medio Oriente, in Siria e in Iraq.

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Qual è la strategia dell’Isis oggi?

Didier Leroy
Negli ultimi mesi l’Isis ha perso numerose battaglie militari e di conseguenza ha anche perso una parte significativa di territorio in Siria e in Iraq. E’ quindi nel tentativo di mantenere un’immagine vincente che si stanno moltiplicando gli attacchi all’estero, in modo da poter mantenere una narrativa autocelebrativa in modo da continuare ad attrarre nuove reclute all’estero

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In questa guerra contro il terrorismo lo scenario della moltiplicazione incontrollata di attacchi, come sta accadendo ora, non è il peggiore possibile?

Didier Leroy
Si e no. Credo che lo scenario peggiore resti al momento quello di poco probabili attacchi chimici o ad armi batteriologiche, perché potrebbero creare un’ecatombe. Speriamo che non si arrivi a quel punto. C‘è da dire però che al momento la strategia sembra colpire punti dove non ci si aspetterebbe un attacco. Erano soprattutto le capitali europee a rappresentare degli obiettivi sensibili. Poi si è passati alle città di provincia e ora ai piccoli villaggi. All’aumento del ritmo è corrisposto anche l’allargamento dell’area geografica, che deve essere sorvegliata dalle forze dell’ordine, che sono sotto stress in questi mesi. L’obiettivo è anche dimostrare che tutta la struttura messa in atto è dalle autorità francesi non è efficace.

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Possiamo dire che l’Isis sta cambiando la propria strategia degli attacchi in Europa?

Didier Leroy

Lo Stato Islamico si adatta al sistema messo in atto e ci siamo ormai già resi conto di quanti danni possa fare. In termini di vittime, ma anche dal punto vista simbolico. Cosi come dimostra l’attacco in Francia. A Nizza l’attacco è stato possibile attraverso il semplice affitto di un tir, mentre quello a Roeun è stato realizzato con le cosiddette armi bianche. Ci siamo resi conto che con mezzi tutto sommato semplici è possibile uccidere un gran numero di persone, ma soprattutto colpire gli animi, nel profondo.

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