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Doping e olimpiadi: il verdetto del CIO sulla Russia

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Doping e olimpiadi: il verdetto del CIO sulla Russia

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Il Comitato Olimpico internazionale ha deciso di non escludere totalmente la Russia dalle Olimpiadi di Rio.

Il Cio lascia la decisione alle federazioni internazionali dei vari sport.

Il presidente del Comitato olimpico russo Alexander Zhukov ha riconosciuto che questa deve essere stata una delle più difficili decisioni della storia dell’organismo.

La stessa cosa ha detto il ministro dello sport di Mosca Vitaliy Mutko. Mutko, che è stato lì lì per perdere il posto per via delle rivelazioni, ha dichiarato:

Siamo consapevoli delle difficoltà che il CIO ha dovuto affrontare, dopo aver ricevuto un rapporto da una commissione indipendente. Comprendiamo le difficoltà delle discussioni, ma siamo grati della scelta fatta dal Comitato Olimpico fra la responsabilità collettiva e i diritti dei singoli atleti. Il CIO ha deciso che ogni atleta con una reputazione impeccabile ha il diritto di partecipare ai Giochi Olimpici.

Così, gli atleti russi tirano un sospiro di sollievo. La bandiera russa rischiava di non arrivare in Brasile, per via dello scandalo doping.

Ironia della storia, all’atleta che aveva denunciato il ‘sistema’, la ottocentista Yuliya Stepanova, il CIO vieta la partecipazione, sarebbe dovuta andare a Rio sotto bandiera neutrale.

Il paese si era mobilitato. Il presidente del CIO, Thomas Bach aveva addirittura ricevuto una lettera da Mikhail Gorbačëv . L’ultimo leader sovietico, araldo della Glasnost’, la trasparenza, chiedeva che venisse consentita la partecipazione dei campioni non compromessi.

L’accusa era quella di aver creato una specie di doping di stato, in cui l’uso di sostanze illecite da parte di alcuni veniva sistematicamente coperto.

Mosca aveva sempre sostenuto che l’insistenza sulle irregolarità , solo se compiute dai russi, fosse una guerra fredda condotta con altri mezzi.

Comunque, per mostrare la propria buona volontà, due giorni fa il governo russo aveva creato una nuova commissione antidoping, assicurandone l’assoluta indipendenza.

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