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Attacco a Monaco di Baviera: spari in centro commerciale, morti e feriti

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Attacco a Monaco di Baviera: spari in centro commerciale, morti e feriti

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Pochi attimi. Erano quasi le sei del pomeriggio quando un giovane di circa 18 anni inizia a sparare sulla folla nei pressi di un centro commerciale di Monaco di Baviera in Germania.

La zona era piena di famiglie con bambini che si godevano un fine pomeriggio estivo.

L’uomo ha sparato ad altezza d’uomo, per uccidere, prima di suicidarsi secondo la polizia. Almeno nove le vittime e una ventina i feriti, alcuni dei quali in gravissime condizioni. L’attentatore aveva doppia nazionalità tedesco-iraniana. In conferenza stampa il capo della polizia della capitale bavarese ha dato alcune informazioni. Così Hubertus Andra: “A causa delle testimonianze oculari e del videomateriale che abbiamo visionato, siamo convinti che si tratti dell’attentatore ricercato. Non ci siano prove che mostrino la partecipazione di altre persone a questi fatti. Non sono nemmeno noti i motivi di questo gesto”.

Subito dopo i fatti la città era entrata di fatto in uno stato d’assedio. Chiusa la metropolitana, interrotti tutti i collegamenti dei mezzi pubblici con polizia e corpi speciali impegnati in una caccia all’uomo. Gli inquirenti erano convinti che non si trattasse di un attentatore solitario, ma di un commando composto da più elementi. Intensificati i controlli sia sulle grandi arterie che al confini con Austria e Ungheria. Come dopo l’eccidio del Bataclan di Parigi in città si è scatenata una gara di solidarietà. Chiese e moschee, ma anche singoli cittadini hanno aperto le proprie porte a chi era rimasto in strada e non riusciva a tornare a casa. Mentre il silenzio della notte nella città bavarese, è stato interrotto solo dalle sirene di polizia e mezzi di soccorso.

Fino a quando la polizia non ha dichiarato la fine dell’emergenza.

Nel pomeriggio dopo i fatti la stazione centrale era stata evacuata.

La tv N24 ha mostrato un video in cui un cittadino, dal tetto del palazzo adiacente al centro commerciale, insultare uno dei terroristi.

Lo scambio tra i due in dialetto bavarese. L’attentatore dice: “Sono tedesco, nato in Germania, in un quartiere povero e abitato da percettori di sussidio pubblico”, aggiungendo di essere stato in cura; l’altra persona gli risponde, dicendogli che quello è il luogo dove dovrebbe stare, “in cura psichiatrica”.

Munich shooting

Le autorità tedesche hanno istituito un numero verde per segnalare informazioni.

Un’unità di crisi per il coordinamento delle operazioni è attualmente operativa nella città bavarese .

“La determinazione della Germania, degli Stati Uniti e della gran parte della comunità internazionale non viene scalfita da atti di spregevole violenza come quello di Monaco”: così, intanto, la Casa Bianca condanna l’attacco al centro commerciale di Monaco, confermando come ancora non si conoscano i dettagli e la matrice di quello che viene definito un “apparente attacco terroristico”.

L’attentato di Monaco richiama alla memoria quanto accaduto durante le Olimpiadi estive del 1972, quando un commando
dell’organizzazione terroristica palestinese “Settembre Nero“ irruppe negli alloggi destinati agli atleti israeliani.

Il bilancio finale fu drammatico: 17 morti, 11 atleti israeliani, 5
terroristi ed un poliziotto tedesco. 

L’attacco ebbe luogo intorno alle 4 del mattino del 5 settembre: il commando entrò all’interno del Villaggio Olimpico, facendo irruzione nella palazzina degli atleti israeliani ed uccidendo subito due di loro: Moshe Weinberg, allenatore di lotta greco-romana, e Yossef Romano, atleta di sollevamento pesi.

Poi ne sequestrarono altri 9; completata l’azione, alle 5 del mattino iniziarono le trattative.

I terroristi chiesero la liberazione di 234 palestinesi prigionieri nelle carceri israeliane e di 2 terroristi tedeschi, oltre a 3 aerei per lasciare la Germania.

La trattativa fu lunga ed estenuante, nel frattempo il programma olimpico non si interruppe.

In serata, 2 elicotteri atterrarono sul piazzale del Villaggio e caricarono terroristi e ostaggi per trasferirli alla base aerea di Furstenfeldbruck, da dove sarebbero poi volati con un aereo a Il Cairo.

L’operazione della Polizia, però, si trasformò malauguratamente in un bagno di sangue: quando i terroristi si accorsero della trappola e capirono di non avere scampo, ebbero il tempo di uccidere gli atleti in ostaggio.

Sopravvissero 3 terroristi, rilasciati il 29 ottobre 1972 nell’ambito di una trattativa per il dirottamento di un aereo Lufthansa su Zagabria.

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