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Turchia, Erdogan sfida S&P e rassicura gli investitori

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Turchia, Erdogan sfida S&P e rassicura gli investitori

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La Borsa di Istanbul che cade per il secondo giorno consecutivo. La lira turca debole. E il downgrade, lunedì, da parte dell’agenzia Standard & Poor’s che ha tagliato il rating della Turchia perché sono a rischio gli investimenti, i flussi di capitale in arrivo e la crescita del Paese.

Il futuro dell’economia turca preoccupa. Ma il presidente Recep Tayyip Erdogan ha voluto mandare un messaggio di rassicurazione: “Gli imprenditori e gli investitori turchi e stranieri non devono avere la minima preoccupazione rispetto allo stato di emergenza. S&P non ha niente a che vedere con la Turchia. Quell’istituzione ha già fatto una cosa simile in passato e gli avevamo già detto che non volevamo avere rapporti con loro”.

Una tranquillità che non è condivisa dalle principali istituzioni finanziarie mondiali, ma su cui è d’accordo questa economista, ex membro del board della Fed Selva Demiralp, oggi professore alla Koc University
“La Turchia è in deficit e per finanziarlo è importante avere la fiducia degli investitori. Ma bisogna anche considerare che in questo periodo c‘è un’enorme liquidità. La Banca centrale europea continua con l’allentamento monetario, la Banca del Giappone fa lo stesso. E quando ci sono tanti soldi nei mercati i timori che la Turchia non riesca a finanziare il suo debito sono minori”.

Le banche turche hanno 120 miliardi di dollari di debiti nei confronti di istituti di credito stranieri e istituzioni non bancarie. E con la crisi della valuta si intravede anche il rischio di un calo della domanda interna.

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