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Turchia, la grande opportunità di Erdogan

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Turchia, la grande opportunità di Erdogan

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Per le strade di Ankara o Istanbul la vita sembra procedere come se nulla fosse successo. Eppure la Turchia non è più la stessa. Il fallito colpo di stato, atteso o inaspettato, non ha cambiato il paese, come previsto dai suoi organizzatori, ma ha dato al Presidente Erdogan una grande opportunità: eliminare tutti i suoi nemici, fare piazza pulita di tutti i suoi presunti o tali oppositori.

“Le epurazioni proseguiranno in ogni settore e in tutti gli apparati di governo”, ha dichiarato lo stesso Erdogan, davanti ai suoi sostenitori. “Bisogna eliminare ogni traccia di questo virus all’interno dello Stato turco dopo il mancato golpe, Un virus che si è diffuso come un cancro”.

E cosî, ormai da giorni, proseguono le “purghe” nei confronti dei colpevoli. Purghe che mirano a spegnere ogni voce di dissenso. Oltre 50 mila gli epurati, forse 80 mila. Numeri che parlano da soli. Oltre 9.300 le persone arrestate, più di 6000 sono militari, tra cui 85 generali. 950 sono civili. Dall’esercito alla pubblica istruzione. Un colpo durissimo per 35 mila dipendenti. 21.000 insegnanti e 15 mila funzionari sollevati dai loro incarichi, richiesta di dimissioni per 1.577 rettori universitari. Senza contare i numeri dei magistrati e giudici arrestati o rimossi: 2745.

La vendetta del presidente turco non risparmia nessuno. Erdogan resta irremovibile anche su un altro punto: quello che riguarda la reintroduzione della pena di morte, ricordando che esiste negli Stati Uniti, in Russia, in Cina e in altri Paesi. Un avvertimento, una sfida anche ai suoi fedelissimi. Il cambio radicale nei posti chiave del governo è sotto gli occhi di tutti. Rimossi 400 dipendenti del ministero della famiglia e degli affari sociali. 1500 nel ministero delle finanze, 257 nell’ufficio del primo ministro e 100 nelle stanze dell’intelligence.

E poi il grande bavaglio sui media: l’Alto consiglio per la radio e la televisione ha ritirato le licenze di trasmissione a 24 emittenti radiotelevisive, 370 dipendenti della tv pubblica Trt sono sotto inchiesta, 34 giornalisti si sono visti sottrarre la loro tessera.

Una quantità di arresti che fa preoccupare Stati Uniti e Unione Europea e fa pensare che esistessero delle liste nere già pronte di ‘nemici’ accusati di essere simpatizzanti di Fethullah Gülen, il predicatore e politologo dal ’99 in esilio volontario negli Usa. Gülen è considerato ora da Erdogan e dai sui sostenitori la mente del colpo di Stato.

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