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Borsellino: a 24 anni dalla strage di via D'Amelio Palermo attende la vertità

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Borsellino: a 24 anni dalla strage di via D'Amelio Palermo attende la vertità

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Il 19 luglio 1992, in via D’Amelio a Palermo, una potente carica di tritolo dilaniava i corpi del Giudice Paolo Borsellino e degli agenti della scorta Claudio Traina, Walter Cosina, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi, Agostino Catalano.

Sono passati ventiquattro anni, ma Palermo e la Sicilia ancora aspettano ‘‘verità e giustizia’‘ su questa pagina oscura della storia italiana che lascia ancora oggi nell’ombra i mandanti di quella strage dopo 11 processi.

“Onorare Borsellino significa continuare la sua battaglia. Lo Stato e la società hanno gli anticorpi per colpire e sconfiggere tutte le mafie”. Ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Nel ventiquattresimo anniversario della strage sono diverse le iniziative per commemorare il magistrato e gli agenti di scorta.

Alle 13 il sindaco Leoluca Orlando parteciperà alla presentazione del mezzobusto di Paolo Borsellino ai Cantieri culturali della Zisa. Dalle 15 sul palco di via D’Amelio gli interventi organizzati dalle Agende rosse. E dalle 20 la ‘biciclettata’ che partirà da via D’Amelio.

In mattinata si è svolto l’evento, “Coloriamo via D’Amelio: Il 19 luglio per i cittadini di domani” promosso dal Centro studi Paolo Borsellino e la Direzione generale per lo Studente del MIUR, con laboratori di animazione, giochi e letture rivolti ai bambini dei quartieri di Palermo e Monreale, organizzati in collaborazione con studenti e volontari del corso di laurea in Scienze della formazione Primaria dell’Università degli Studi “Kore” di Enna. Al termine dei laboratori verrà offerta una merenda con i biscotti “Cotti in fragranza”, un prodotto intrapreso dalla cooperativa sociale “Rigenerazioni Onlus”, promosso e sostenuto dall’Istituto Penale per i Minorenni di Palermo, dall’Opera Don Calabria, dall’Ars. Nazionale Magistrati e dalla Fondazione San Zeno. Dalle 15 alle 20 “Speriamo che cambi il vento…”, organizzato dal Movimento “Le Agende Rosse”.

Tante iniziative orientate verso un solo obiettivo: fare luce sulle “cose terribili” di questi anni, l’intreccio di depistaggi, misteri e falsi pentiti che da un lato impedisce di fissare le responsabilità di chi ha organizzato l’attentato e dall’altro alza veli sul ruolo opaco svolto da vari pezzi dello Stato.

Smontato il teorema fondato sul falso pentito Vincenzo Scarantino, gestito dal pool degli investigatori dell’ex questore Arnaldo La Barbera, il nuovo corso giudiziario sulla strage è ora ispirato dalle dichiarazioni di Gaspare Spatuzza dalle quali sono scaturite due svolte.

Una è quella che ha portato alla revisione del processo a sette personaggi già condannati all’ergastolo. E l’altra è quella che ha innescato un processo quater a carico dei boss Salvo Madonia e Vittorio Tutino e dei pentiti taroccati Vincenzo Scarantino, Francesco Andriotta e Calogero Pulci.

L’irruzione di nuove figure criminali ha certamente consolidato la matrice operativa mafiosa, mettendo ognuno al posto giusto, ma ha alzato nuove ombre sulle strategie e sugli obiettivi di chi ha guidato la macchina investigativa. E proprio su questo fronte la verità, che sembrava vicina, si è di nuovo allontanata dopo l’archiviazione delle posizioni di tre uomini-chiave del pool come Salvatore La Barbera, Vincenzo Ricciardi e Mario Bo. Tutto questo accadeva mentre al processo-quater si aprivano nuovi spiragli e un vero e proprio giallo su contrasti, rivalità e manipolazioni che hanno tanto indignato Lucia Borsellino da farle dire: “Mio padre è stato ucciso due volte”.

Le zone oscure sulle “bugie di Stato” e sulla direzione investigativa, che tornano a essere evocate nelle iniziative promosse in questo anniversario, hanno finora impedito di dare un senso concreto alle ultime inquietudini di Borsellino, impegnato dopo la strage Falcone e nell’attesa lucida della sua eliminazione nella denuncia delle ostilità ambientali, dei veleni di palazzo e perfino dei tradimenti di qualche “giuda”.

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