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Turchia: aumentano gli arresti e i licenziamenti

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Turchia: aumentano gli arresti e i licenziamenti

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La Turchia continua a vivere un momento di grande tensione dopo il fallito golpe di venerdì. Ad Ankara un uomo ha aperto il fuoco davanti al tribunale in cui venivano interrogati alti funzionari dell’esercito ed è stato bloccato dalla polizia.

Sparatoria anche ad Istanbul, nella sede della municipalità di Sisli. Gravemente ferito il vicesindaco, Cemil Candas. Arrestato uno dei due assalitori.

Già 7500 persone sono in carcere (di cui circa 6000 militari e 750 magistrati).
Nelle ultime ore perquisita l’Accademia Aeronautica a Istanbul.

Licenziati oltre 12mila dipendenti della polizia e di vari ministeri.
Vietato l’espatrio ai dipendenti pubblici (quasi il 5% della popolazione turca), se non in possesso di passaporti speciali e appositamenti autorizzati.

Il bilancio delle vittime da venerdì sera supera i 300 morti.
Il governo valuta la possibilità di reintrodurre la pena capitale.

Ankara continua ad accusare Fethullah Gülen di essere l’istigatore del fallito colpo di Stato e auspica che gli Stati Uniti lo consegnino, ma Washington fa sapere di non aver ricevuto una richiesta ufficiale in tal senso.

Gülen, dal canto suo, parla di un colpo di Stato inscenato per finta.
Dice: “Leader politici importanti che si poteva supporre venissero catturati non sono stati toccati. Interi edifici sono stati bombardati, hanno sparato su civili innocenti, mentre carri armati sono stati collocati in alcuni posti dove non hanno fatto niente. Questa non è l’immagine di un autentico colpo di Stato.”

Vari Paesi, come la Francia e la Germania, hanno espresso preoccupazione per gli episodi di vendetta e di giustizia arbitraria nei
confronti di presunti collaboratori dei golpisti.
Wikileaks promette di pubblicare 100mila documenti sulla struttura del potere in Turchia.

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