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Cosa cambia dopo il fallito golpe nei rapporti tra la Turchia e il resto del mondo

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Cosa cambia dopo il fallito golpe nei rapporti tra la Turchia e il resto del mondo

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Strategicamente importante: a cavallo tra Europa e Asia. Attore di rilievo nello scenario regionale: concorre alla stabilità (e al caos) in Medio Oriente. Eppure la Turchia resta un paese (relativamente) poco conosciuto. Non è dunque inutile chiedersi come analizzando il fallito colpo di stato si possa comprendere meglio la Turchia.

Lotta all’ISIL

Sono apparsi da tempo i dubbi sulla reale intenzione di Ankara di combattere i miliziani dell’Isil :http://www.thenational.ae/world/europe/syrians-increasingly-sceptical-of-turkeys-promised-actions. Ad alimentarli il fatto che l’Isil combatte contro i kurdi, che per il regime turco rappresentano un pericolo.

Cengiz Aktar, un analista politico dice a Euronews: “La Turchia è sempre stata riluttante, nell’alleanza contro l’Isil. Non credo che questo possa cambiare nel dopo colpo di stato”.

Inoltre, il capo dello stato potrebbe impegnare tutte le sue risorse per punire i presunti parecipanti al fallito golpe, come ipotizza Brian Klaas, esperto della London School of Economics.

“Diventerà sempre più paranoico”, dice Klaas. “Succede sempre dopo un colpo di stato che fallisce. La conseguenza è quella di dedicarsi a consolidare il potere nel paese, con cio portandolo fuori dal centro delle dispute internazionali”.

Secondo Klaas un indebolimento dell’esercito porterebbe vantaggi all’Isil, ma resta aperta la domanda se questi ultimi, indeboliti dai bombardamenti, potranno in effetti approfittarne.

La crisi dei rifugiati

La rotta principale dei migranti diretti in Europa passa attraverso la Turchia e la Grecia. I numeri sono raddoppiati dal marzo 2016, quando Bruxelles e Ankara hanno sottoscritto un accordo per deportare in Turchia i migranti arrivati in Grecia. In cambio, i turchi ricevono dei soldi (sei miliardi di euro entro la fine del 2018) e la possibilità di inviare in Europa i soli profughi siriani.

Dato che il flusso di migranti non si è arrestato, la domanda è se l’accordo funzioni e produca gli effetti ipotizzati. E inoltre, il fallito colpo di stato ha avuto impatto sui movimenti dei profughi?

Secondo Klaas sia il regime turco che i falliti golpisti capiscono l’importanza di proteggere le relazioni del paese con l’Occidente. In assenza di questo sarebbe dunque difficile strappare accordi internazionali come quelli sui rifugiati.

Marc Pierini, esperto di Turchia al think-tank Carnegie Europe, dice che le parti centrali dell’accordo andrebbero implementate, nonostante il fallito colpo di stato. :http://carnegieeurope.eu/strategiceurope/?fa=64106.

“Molti si preoccupano del fatto che l’accordo di marzo sui rifugiati possa essere messo in pericolo dal fallito golpe. Un eventuale ammorbidimento della legge antiterrorismo (richiesto dall’Europa) , è ora del tutto improbabile.

“Cosa è più probabile è che l’Unione europea e la Turchia, entrambe con molti interessi legati alla liberalizzazione dei visti, continuino a implementare gli elementi centrali dell’accordo”.

Ingresso nell’Unione europea

La repressione messa in pratica dal regime turco nei confronti del sistema dei media ha già creato le condizioni per mettere in pericolo i colloqui per l’adesione di Ankara che vanno avanti da decenni. :http://www.euronews.com/2016/03/08/turkey-s-eu-hopes-dashed-amid-press-crackdown-blind-eye/. La pesante repressione seguita al colpo di stato fallito ora rischia di farli saltare del tutto.

“Le relazioni della Turchia con l’Unione europea sono rimaste in stallo per molto tempo” spiega il professor Aktar. “Serve una piccola spinta per farle collassare del tutto. Se il regime introdurrà di nuovo la pena di morte sarà il colpo di grazia”.

La pena capitale, cancellata dall’ordinamento nel 2004, rappresenta una vera linea rossa per Bruxelles. I ministro degli Esteri dell’Unione lo hanno ribadito lo scorso 18 luglio.

“La reintroduzione della pena di morte impedirà lo sbocco positivo dei negoziati con l’Ue” ha detto il ministro tedesco degli Esteri Frank-Walter Steinmeier, una posizione ribadita dal suo omologo francese, Jean-Marc Ayrault.

Nato

L’esercito turco è il secondo per grandezza tra quelli che fanno parte dell’Alleanza atlantica, ed è esposto a una serie di rischi dalle purghe seguite al fallito golpe.

“La Nato si apsetta dai militari turchi di essere il più forti possibile, perchè si tratta di un partner strategicamente importante soprattutto per lo scenario siriano”, dice Klaas.

“I leaders puntano a decapitare i vertici militari per essere certi che nessun alto ufficiale o nessun settore delle forze armate, possano avere un potere indipendente. Una strategia in contrasto con quella della Nato, che punta a proiettare queste competenze sullo scenario siriano.

“La rottura tra la Turchia e l’Occidente non è positivo per la lotta contro il terrorismo, perché servono stretti rapporti con gli alleati strategici, piuttosto che darsi ai battibecchi”.

Relazioni con gli Usa

Erdogan punta il dito contro Fetukkah Gulen, teologo e politologo che vive da tempo negli Stati Uniti, Considerandolo l’ispiratore del tentato golpe, ne ha chiesto l’estradizione a Washington.

Una richiesta che si è scontrata con la condizione posta dagli statunitensi, i quali chiedono che vengano prodotte delle prove della colpevolezza di Gulen, e non le semplici accuse a suo carico.

I rapporti bilaterali Usa-Turchia ne risentono, nonostante Washington abbia in Turchia basai militari da cui partono azioni contro l’Isil.

“Spesso si è costretti ad accettare alleanze indigeste, mentre resta aperta la domanda se ciò sia un fatto positivo o no. La Turchia si trova in una posizione geostrategica di primaria importanza, soprattutto ora che proprio questa regione è diventata fondamentale per la sicurezza globale, tra attacchi terroristici, il collasso della Siria e la fuga di milioni di profughi”, chiarisce Klaas.

“Se Erdogan adotta la pena di morte per i pianificatori del colpo di stato certamente avvelenerà i rapporti con gli Usa, ma Washington non potrà usare questo argomento contro Ankara, visto che proprio negli Usa la pena capitale è applicata in diversi stati. Se John Kerry non farà pressioni sul tema della pena di morte, di sicuro le eserciterà in tema di violazioni delle regole democratiche, stato di diritto, rispetto dei diritti umani”.

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