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49 comma 3: anche la Francia riscopre il decisionismo di governo

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49 comma 3: anche la Francia riscopre il decisionismo di governo

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In Italia, per quanto qualcuno a ogni occasione rimarchi il rocorso eccessivo (ormai da decenni) al voto di fiducia, si sarebbe voltata pagina il giorno dopo. Matteo Renzi ha recentemente aggiornato il record e sicuramente altre ce ne saranno.

In Francia il ricorso a ciò che più gli somiglia, l’ormai famigerato articolo 49 comma 3 della Costituzione, al quale il governo ha fatto ricorso per spianare la strada alla versione transalpina del jobs act ha aperto una ferita profonda, destinata a condizionare lo scenario politico.

La norma, di rara utilizzazione (rispetto ai parametri nostrani), permette al governo di bypassare il voto su un provvedimento, per il quale si teme non ci sia maggioranza disposta ad approvarlo. I deputati, possono a quel punto sottoporre a votazione una mozione di censura (che deve essere sottoscritta da almeno un decimo dell’assemblea nazionale), cosa puntualmente avvenuta, con rigetto della stessa, la scorsa settimana.

L’espediente, dall’avvio, nel 1958, della quinta repubblica, è stato utilizzato in totale 86 volte.

Dal 2008 farvi ricorso, in seguito a una riforma costituzionale, è diventato più difficile, dato che è ammesso solamente per leggi di natura finanziaria o riguardanti il welfare.

Solo una volta il governo (che in Francia non ha bisogno di un voto di fiducia all’insediamento) è stato sfiduciato da una mozione, nel 1962. Il premier era Georges Pompidou.

L’esecutivo di Manuel Valls vi aveva già fatto ricorso (tre volte), per l’adozione di un altro provvedimento assai contestato, come la legge Macron.

L’impressione è che il premier, “uomo forte”, subentrato a Jean Marc Ayrault dopo la debacle socialista alle amministrative del 2014, non esiterà a utilizzarlo ancora, in ogni occasione in cui possa apparirgli necessario.

Perché, come ha chiarito davanti all’assemblea nazionale il 10 maggio “il Paese deve andare avanti”. Tra applausi e fischi egualmente distribuiti.

Forse servirà ancora anche sulla medesima legge, dato che il testo è suscettibile di modifiche al Senato, dove la maggioranza è attualmente in mano all’opposizione di centrodestra.

Il decisionismo del primo ministro francese ha spinto l’account ufficiale della serie tv americana House of cars, non nuova a questi comportamenti un po’ da “troll”, a twittare, come lo facesse il presidente Frank Underwood in persona “La democrazia è così sopravvalutata”. Valls si è rivelato un ottimo incassatore:

Il detentore del “record” di utilizzi del 49.3 è Michel Rocard, che vi ha fatto ricorso 28 volte, tra il 1988 e il 1991. Contro il suo governo sono state votate cinque mozioni di sfiducia, tutte respinte.

Il governo francese ha forzato la mano in seguito allo stallo parlamentare, con alcuni deputati socialisti fermamente contrari alla legge El Khomri (dal nome della ministra del Lavoro).Il testo, pur modificato rispetto alla sua versione iniziale, ha generato ondate di proteste in tutto il Paese.

Con il malcontento che si va spostando dal “cosa” al “come”, sarà il caso di ricordare i principali contenuti della legge.

I contratti di lavoro, di base, restano di 35 ore, ma le aziende possono trattare con i sindacati per portare il monte ore medio della settimana lavorativa fino a 46 ore (attualmente il massimo è 44). In circostanze eccezionali, inoltre, si potrà arrivare a 60 ore.

I datori di lavori avranno maggior margine per ridurre i salari. Verranno ampliate, inoltre, le circostanze che rendono possibili i licenziamenti, attualmente tra i più difficili in Europa (più che in Italia, almeno per i nuovi assunti, dopo l’entrata in vigore del jobs act). La contropartita sarà un risarcimento economico.

Maggiore libertà anche per quanto riguarda la negoziazione di vacanze e congedi speciali, come quelli di maternità o matrimonio.

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