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I social media si mobilitano per Nizza

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I social media si mobilitano per Nizza

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I social media hanno giocato un ruolo centrale anche nell’attentato del 14 luglio a Nizza. Poco dopo le 23 la gendarmeria ha invitato a evitare il centro della città.

Su Twitter ha anche chiesto di non diffondere voci e di non postare foto scioccanti. Nonostante questo all’indomani del massacro alcune immagini impressionanti continuavano a circolare.

Anche la polizia nazionale ha chiesto di segnalare comportamenti illeciti o scioccanti, “perché la rete deve restare uno spazio di scambio e di
rispetto”.

Sui social media si è organizzata anche la solidarietà: la città di Nizza è stata tra i primi a twittare l’hashtag porte aperte, come successe lo scorso 13 novembre a Parigi, per aiutare chi è sfuggito all’attentato a trovare rifugio presso gli abitanti.

La gendarmeria ha subito lanciato un appello per donare il sangue, a Nizza e altrove in Francia. E i taxi di Nizza hanno offerto corse gratuite per evacuare la promenade des Anglais.

I social media si sono rivelati anche utili per le ricerche. Circa due ore dopo l’attentato su Facebook è stato attivato il Safety Check, che permette agli utenti di segnalare ai propri contatti di essere al sicuro. Mentre l’applicazione per l’allerta attentati lanciata dal governo è stata attivata soltanto all’una e 34.

Fra i morti del 14 luglio ci sono anche dei bambini, mentre una cinquantina sono ricoverati in ospedale. Ma c‘è anche qualche storia finita bene: un piccolo di otto mesi che i genitori avevano perso nel caos dell’attentato è stato ritrovato grazie all’appello lanciato su Facebook.

Ogni storia può essere raccontata in molti modi: osserva le diverse prospettive dei giornalisti di Euronews nelle altre lingue.

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