ULTIM'ORA

Lettura in corso:

Sud Sudan, le parti ordinano il cessate il fuoco. Ban Ki Moon: "Sanzioni mirate"

mondo

Sud Sudan, le parti ordinano il cessate il fuoco. Ban Ki Moon: "Sanzioni mirate"

Pubblicità

Sul crepitio delle armi si è levata la voce del presidente Salva Kiir che ha ordinato il cessate il fuoco immediato al proprio esercito. Poco dopo gli ha fatto eco il vicepresidente ed ex leader ribelle Rieck Machar, parlando alle sue milizie.
Da venerdì Giuba è sprofondata di nuovo nella guerra civile, le due fazioni si combattono nella capitale a colpi di artiglieria pesante.

Simultaneamente all’annuncio di cessate il fuoco, il Segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon ha elencato le misure previste per cercare di fermare il conflitto.

Ban Ki Moon, Segretario generale Onu: “Oggi, ho chiesto al Consiglio di agire su tre fronti: primo, imporre subito un embargo al Sud Sudan. Secondo, introdurre sanzioni mirate sui leader perché non blocchino gli accordi di Pace. Terzo, rafforzare la missione Onu in Sud Sudan, Unmiss”.

Il vicino Kenya accoglie migliaia di rifugiati sudanesi, in fuga dal conflitto e dalla fame. Secondo l’Alto commissariato Onu per i rifugiati ogni settimana ci sono centinaia di arrivi. I combattimenti di questi ultimi giorni hanno già costretto 15 mila persone a scappare.

Sarah Chappell, euronews:
“Cinque anni dopo che il Sud Sudan ha ottenuto l’indipendenza, mettendo fine alla guerra civile più lunga dell’Africa, il nuovo Paese resta profondamente diviso. Lo scoppio di violenze nella capitale tra le forze leali al presidente Salva Kiir e i sostenitori del vice-presidente Riek Machar fanno temere che il Paese sia sull’orlo di una sua guerra civile. Per saperne di più abbiamo raggiunto il giornalista di africanews Michael Dibie.

euronews:
Per quali ragioni il governo di unità ha completamente fallito l’obiettivo di dare una leadership efficace al Paese?

Michael Dibie, africanews:
“E’ vero, il governo di unità non sta decisamente funzionando. E credo che questo sia dovuto in gran parte alla formula della condivisione del potere, che non è andata bene alle fazioni. Si dice che il vice presidente Riek Machar abbia firmato con riluttanza l’accordo, nonostante non siano state rispettate alcune scadenze. Un nuovo gabinetto è stato formato con 16 ministri: 10 dell’opposizione principale, 2 del gruppo chiamato i “Former Detainees” (cioè gli ex prigionieri), 2 assegnati agli altri partiti dell’opposizione. Ma alcune fonti indicano che Kiir non ha ancora ritirato le sue truppe a 25 km dalla capitale, una condizione chiave per la formazione del governo di unità nazionale.

euronews:
“Sia il presidente Kiir sia il vice Machar hanno fatto appello alla calma, ma hanno il pieno controllo delle loro truppe?

Michael Dibie, africanews:
“E’ evidente che c‘è una profonda diffidenza tra Kiir e Machar e le loro rispettive truppe. I due leader potrebbero addirittura avere difficoltà a controllare i loro soldati. Sono stati siglati diversi accordi di pace, ma finora nessuno ha portato alla stabilità.

euronews:
“Quali sono secondo lei le prospettive di raggiungere un accordo che metta fine alle violenze e stabilisca una pace duratura?

Michael Dibie, africanews:
“Come sapete, il Sud Sudan cinque anni dopo aver ottenuto l’indipendenza dovrebbe essere un Paese pieno di speranza. Invece quello che abbiamo oggi è un Paese stretto nella morsa della crisi umanitaria.
Credo sia necessario che le fazioni coinvolte trovino insieme il modo di trovare una soluzione pacifica e a lungo termine. Una pace per il Paese.

Ogni storia può essere raccontata in molti modi: osserva le diverse prospettive dei giornalisti di Euronews nelle altre lingue.

Prossimo Articolo