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La nuova strategia dell'ISIL

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La nuova strategia dell'ISIL

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L’attacco portato a termine nella notte fra sabato e domenica a Baghdad è stato un massacro. La zona era affollata: persone che facevano acquisti a notte fonda, complice il caldo e l’avvicinarsi della fine del Ramadan.

Soltanto il giorno prima a Dacca, in Bangladesh, erano state uccise venti persone tra cui nove italiani. Gli attentati sono stati rivendicati dall’ISIL, come la sparatoria in un club gay di Orlando e l’omicidio a metà giugno in Francia di un poliziotto e di sua moglie.

La strategia era stata annunciata a maggio da una sorta di portavoce del sedicente Stato Islamico. L’uomo aveva invitato i combattenti dell’ISIL a compiere nuovi attacchi contro l’Occidente durante il mese sacro ai musulmani.

“Daesh – spiega il general maggior Kadim Shahban, direttore generale iracheno per la difesa civile – persegue questa nuova drammatica strategia perché ha subito delle perdite grazie agli eroi del nostro esercito. Quindi ora colpisce gli innocenti a Baghdad”.

Da quando la coalizione a guida statunitense ha iniziato i raid aerei, l’ISIL ha perso il controllo del 40% del territorio in Iraq e circa del 20% in Siria.

La perdita della città di Falluja, in particolare, per l’ISIL ha rappresentato una disfatta: i suoi miliziani ora sono in fuga, mentre l’esercito iracheno promette che a breve termine inizierà l’offensiva su Mosul, considerata dal sedicente Stato Islamico la propria capitale.

“Si stavano ritirando da un’area vicino Amiriyah, nei pressi di Fallujah – racconta il Hamid al-Maliki, comandante della Forza Aerea – la maggior parte di loro erano foreign fighters che hanno rifiutato di arrendersi alle nostre truppe”.

Molti combattenti starebbero provando a scappare dall’ISIL e a rientrare nei loro Paesi di origine. Secondo il Centro Internazionale sullo studio della Radicalizzazione di Londra le ragioni di questa fuga sono diverse: attentati, assalti, corruzione dei leader locali ma anche la noia.

Le perdite territoriali hanno causato un crollo del 30% delle entrate mensili, rispetto allo scorso anno, perché tasse e confische
rappresentano la metà del gettito dell’ISIL. Un altro 43% proviene dal petrolio: ma i giacimenti sono stati pesantemente bombardati.

Il sedicente Stato Islamico, da autoproclamato califfato, sembra essere tornato a ‘semplice’ organizzazione terroristica. Rivendicare gli attentati è il modo più forte per affermare la propria esistenza.

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