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Wiesel, l'addio in sinagoga a New York

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Wiesel, l'addio in sinagoga a New York

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Funerali in forma privata in sinagoga a New York per Elie Wiesel, morto sabato a 87 anni. Amici e parenti hanno celebrato il ricordo di quello che la moglie Marion ha definito “un combattente”. La sua battaglia per tenere vivo il ricordo dell’olocausto è durata una vita intera, da quando a 16 anni fu liberato dal campo di concentramento di Buchenwald.

Abraham Foxman, avvocato che ha a lungo diretto la Lega antidiffamazione, grande amico di Wiesel, ha commentato così “il mondo perde una grande coscienza morale. E gli ebrei e Israele hanno perso uno strenuo difensore. Noi sopravvissuti abbiamo perso la voce della memoria. E io, personalmente, ho perso un amico speciale”.

Il premio Nobel per la pace 1986, autore de La notte e altri 56 libri sulla Shoha è stato ampiamente ricordato anche da autorità italiane, tra cui il presidente della repubblica Sergio Mattarella, che lo ha definito “difensore della libertà, la cui lezione è destinata a durare”.

Tra le sue citazioni più famose, quella ricordata in un tweet da Alessandro Gassman: “rimanere zitti e indifferenti è il più grande di tutti i peccati”.

Ogni storia può essere raccontata in molti modi: osserva le diverse prospettive dei giornalisti di Euronews nelle altre lingue.

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