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Brexit: la lotta di tutti contro tutti nella politica britannica

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Brexit: la lotta di tutti contro tutti nella politica britannica

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“Una delle ragioni per cui dovremmo mantenere aperte tutte le opzioni è che sì, il referendum esprime il volere del popolo, ma il popolo può sempre cambiare idea”.

Tony Blair si sta preparando, secondo molti, a riempire lo spazio che si è aperto nel dopo-Brexit, con una sostanziale lotta di tutti contro tutti.

Theresa May, Ministro dell’Interno uscente nonché una delle leader del fronte per restare in Europa, non vede urgenza per dar seguito all’esito referendario:

“Io dico che non dovremmo far ricorso subito all’articolo 50. Non prima dell’inizio dell’anno, almeno. Dobbiamo prima decidere la nostra linea negoziale. Quello che è importante per noi, comunque, è che si ottenga un accordo giusto. Cioè un accordo che consenta di avere il controllo sul libero movimento ma anche di garantirci il massimo possibile in quanto a scambi di benio e servizi”.

Nel fronte del Brexit sono candidati in due alla successione del dimissionario David Cameron: Andrea Leadsom, sottosegretario nel governo uscente, e soprattutto Michael Gove, Ministro della Giustizia uscente, numero due di Boris Johnson nel fronte per l’uscita dall’Unione europea fino al momento di presentare la propria candidatura dicendo che Johnson “non era la persona giusta”. Stessa cosa che ora Tony Blair ha detto di Gove.

Come se non bastasse, a sinistra c‘è chi vuole la testa del leader laburista Jeremy Corbin, la cui linea europeista è stata sconfitta nel referendum. Chi spinge per nuove elezioni lo trova troppo schierato a sinistra per convincere gli elettori, ma lui ha un forte consenso della base e rifiuta di lasciare la guida del partito. In tutto questo, l’ex premier che molti vorrebbero a processo per l’Iraq, Tony Blair, con il suo improvviso presenzialismo mediatico sembra proporsi in un ruolo da mediatore.

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