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NATO: verso una nuova guerra fredda?

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NATO: verso una nuova guerra fredda?

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La NATO si sta focalizzando su un falso bersaglio: perde tempo e non si sta preparando ad affrontare i rischi reali: il generale Leonardo Tricarico non è tenero con l’Alleanza Atlantica, della quale critica la linea adottata negli ultimi anni, ancor più dopo la recente decisione di considerare il cyberspazio come un teatro operativo al pari di terra, cielo e mare.

Ex Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, ex consigliere militare della Presidenza del Consiglio (1999-2004), ex Comandante della Quinta Forza Aerea Tattica Alleata della Nato, vice-comandante della forza multinazionale per la guerra del Kosovo (1999), medagliato da Tedeschi (Grande Croce al Merito), Statunitensi (US Legion of Merit), Francesi (Légion d’Honneur, poi rispedita al mittente), ora, da generale in pensione, dirige la Fondazione ICSA.

Gli abbiamo chiesto un’opinione tecnica sulla decisione della NATO riguardo al cyberspazio, formalmente adottata a Bruxelles nel corso del recente vertice dei Ministri della Difesa.

Un passo dalle molteplici conseguenze immaginabili in campo legale e soprattutto politico, alcune delle quali potrebbero essere chiarite nel prossimo vertice dei Capi di Stato e di Governo della NATO, a Varsavia l’8-9 Luglio.

Diego Malcangi, Euronews:
Che cosa si aspetta dal vertice di Varsavia?

Leonardo Tricarico:
Io temo purtroppo che i problemi che affliggono non soltanto i Paesi della NATO, ma anche un po’ tutti i Paesi Occidentali e anche quelli non appartenenti a questo contesto, non avranno un posto centrale nei colloqui che ci saranno a Varsavia.
I segnali che sia cosi sono numerosi, e negli ultimi tempi si sono fatti anche più frequenti, e quindi temo che il backbone di questo incontro possa essere la demonizzazione di Putin.

Io dico “demonizzazione”, ma il fatto che Putin rappresenti una minaccia per i Paesi della NATO e quindi la NATO si dovrà attrezzare per far fronte… Insomma, sarà un po’ la rievocazione – riesumazione per dir meglio – di scenari di guerra fredda, totalmente ammuffiti ormai, perché bisogna dimostrare che Putin abbia queste velleità aggressive nei confronti dei Paesi del nord o di chiunque altro. Credo che questo sarà il punto centrale.
Naturalmente ci sono poi anche delle ripetute, e ormai trentennali, istanze dei Paesi del fianco sud della NATO, che implorano di volgere lo sguardo a sud, e quindi non si potrà fare a meno di parlare anche del fianco sud, ma non sarà… sarà di contorno, questo argomento.

Euronews:
Si riferisce alla Libia?

Leonardo Tricarico:
No no, parlo del fianco sud, cioè… Dunque i problemi oggi, se possiamo riassumere un po’ a spanne, sono il fenomeno migratorio, il terrorismo e la cybersecurity. Intorno a questi tre grossi problemi andrebbe studiata una strategia di difesa. E quindi quando parlo di fianco sud, parlo del fenomeno migratorio e del terrorismo.
E non mi pare che ci sia la volontà di mettere in priorità i problemi cosi come li ho elencati io.

Euronews:
Quindi lei vede uno sbilanciamento verso est, in questa fase?

Leonardo Tricarico:
Lo è sempre stato. Purtroppo, invece di correggere questo unbalance e prendere atto che avevamo ragione noi quando dicevamo ‘il mondo cambia da sud’, invece c‘è addirittura una controtendenza, cioè una riesumazione di vecchie logiche, di vecchi tic che vedono la confrontazione est-ovest come la missione principale della NATO. Ma non è cosi.

Euronews:
A parlare di guerra fredda è, incidentalmente, lo stesso Stoltenberg. Ha detto ‘mettiamo in atto il più grande rafforzamento della nostra difesa collettiva dalla guerra fredda’… Un riferimento più che altro storico, ma forse ci si possono leggere dei riflessi condizionati…

Leonardo Tricarico:
Si legge Stoltenberg e si scrive Obama, o viceversa.
Mi pare che Stoltenberg sia una cassa di risonanza della capacità di indirizzo statunitense nei confronti dei comportamenti della NATO nel suo complesso.
Anziché togliere il piede dall’acceleratore degli Stati Uniti verso una visione cosi come loro la modellano, c‘è invece un’accelerazione in questo senso, e quindi mi pare che l’influenza statunitense sulla NATO sia aumentata a un livello che è ormai inaccettabile.

Euronews:
A questo punto le devo chiedere se secondo lei cambierebbe qualcosa con la presidenza Trump, o Clinton… Con la Clinton forse ci sarebbe più continuità rispetto a Obama, ma con Trump?

Leonardo Tricarico:
Io ho letto delle interviste di Trump e mi sembra – al netto della coreografia o di quello che dice pubblicamente, durante i suoi interventi in questa competizione per la presidenza -, mi sembra che abbia mostrato in qualche settore più buon senso dell’attuale amministrazione, perché ha detto che con Putin bisogna parlare, che lui non vede niente di male a invitarlo… Insomma, mi sembra che lui voglia rilanciare il dialogo con Putin, anziché la contrapposizione. Pero è tutto da vedere, insomma, quello che poi potrebbe succedere in futuro.

Euronews:
In questo quadro, la cybersecurity: c‘è stata questa dichiarazione di Bruxelles, al vertice dei ministri della Difesa, sul fatto che il cyberspazio è ormai da considerare uno scenario operativo, come terra mare e cielo: quali sono le conseguenze concrete immaginabili di questa dichiarazione?

Leonardo Tricarico:
Un po’ un sasso nel pollaio, perché… balzare subito alle conclusioni, senza aver adeguatamente approfondito l’argomento, soprattutto confrontandosi con i Paesi membri, aver individuato una strategia, e dopo aver individuato una strategia per combattere gli attacchi informatici individuare anche le regole d’ingaggio, che naturalmente devono essere coerenti con i principi ispiratori della nostra alleanza, si è saltati subito alla conclusione che un attacco cibernetico portato a un paese membro può comportare una reazione anche con le armi nei confronti di chi si è reso responsabile di questo attacco. Tra l’altro io ancora non so se qualcuno abbia capito come si fa a individuare con certezza la provenienza di un attacco…

Euronews:
Lei ha fatto riferimento all’art. 5, che tra l’altro è stato menzionato proprio dal segretario generale Stoltenberg. Ma in quanto alle responsabilità dell’attacco, come si stabilisce una responsabilità di un attacco informatico in capo a uno Stato, ma potrebbe essere anche un’altra organizzazione?

Leonardo Tricarico:
È tutto un po’ campato per aria: non ci sono delle basi solide che portano a una normativa, e quindi a dei comportamenti ispirati ai principi fondanti della NATO. L’attacco informatico, per sua natura, una delle sue caratteristiche è proprio che si riesce a occultare l’autore di questo attacco, ha delle consistenti possibilità di sfuggire all’individuazione. E quindi oggi dire ‘possiamo reagire agli attacchi’, senza sapere, senza dire come si fa a individuare… Francamente mi sembra un nonsenso, o comunque è una cosa che non può essere pronunciata da un segretario generale dell’Alleanza Atlantica, o da chiunque abbia delle responsabilità all’interno dell’alleanza.

Euronews:
Ma se si tratta di un attacco… Facciamo un esempio, il DoS, il Denial of Service: si può vedere quantomeno la massa dell’attacco, quale rete venga particolarmente usata… Poi certo, dimostrare che ci sia una responsabilità da parte di uno stato, oppure uno scarso controllo, è molto più difficile…

Leonardo Tricarico:
Prendo l’esempio più recente, quello turco, l’abbattimento di un velivolo russo lungo il confine… Anche li, non si è arrivati a una definizione della dinamica, una definizione esaustiva, pur avendo tutti gli strumenti per valutare le caratteristiche di questo evento: ci sono radar, geolocalizzazioni… E quindi ricostruire un evento e la sua dinamica era abbastanza semplice, e non ci si è arrivati.
Figuriamoci quando si dovesse trattare di un attacco informatico: oggi come oggi non è assolutamente da mettere in agenda questo tipo di problema, se non dopo avere concertato con tutti i paesi membri, attraverso delle task force di carattere tecnico, quali possano essere le caratteristiche di questo tipo di comportamento, definirne anche il tipo di risposta, e a quel punto poi scrivere le norme, un concetto operativo, esattamente come succede per le forze convenzionali.

Euronews:
In questo caso quindi lei farebbe riferimento, molto prima che all’art. 5, all’art. 4?

Leonardo Tricarico:
Non c‘è dubbio. L’art. 4 dice che quando a giudizio di un paese membro ci siano dei pericoli che riguardino – a parte l’integrità territoriale – la sicurezza, questo è il caso, e quindi quando qualcuno si dovesse sentire minacciato, le parti si devono consultare. Questa consultazione sul pericolo informatico non mi sembra che ci sia stata.
L’art. 4 non a caso viene anche diciamo fisicamente prima dell’art. 5: anche concettualmente, no? E quindi queste fughe in avanti sono tutte riconducibili a quel teorema di indicazione di Putin come nemico, perché naturalmente tutta questa problematica è stata evocata perché si ritiene che siano i russi molto aggressivi anche nel settore informatico.

Euronews:
Non a caso il primo centro della NATO è a Tallinn

Leonardo Tricarico:
Appunto. Ma anche… E’ un argomento, questo della cybersecurity, che a prescindere dalla sua collocazione, dalla sua contestualizzazione nell’ambito NATO, va un pochino approfondito meglio, va studiato meglio, perché mi sembra che ci sia molta confusione, mi sembra che al di là delle dichiarazioni ci sia anche molta ignoranza.
Per esempio vedo in Italia, c‘è ancora da mettere a punto una professionalità istituzionale rispetto a questo problema. Se ne parla molto, perché c‘è la percezione, non soltanto da parte dei decisori ma anche dell’opinione pubblica, che è un pericolo.
Pero nessuno oggi sa dire perché è un pericolo, come si può manifestare questo pericolo, come lo si può neutralizzare, o come si possano mettere a punto delle capacità offensive rispetto alle strutture critiche di un paese non amico.
E quindi il cammino da fare è lungo, l’unica cosa che oggi si può condividere è la preoccupazione, e anche lì fino a un certo punto.
Ma questa preoccupazione, anziché cortocircuitare un build up di capacità, deve preludere a un approfondimento e a una concertazione, e all’elaborazione quindi delle norme e poi dei comportamenti.

Euronews:
C‘è un aspetto di difesa preventiva, in generale quando si va in guerra non si dice mai che si attacca qualcuno, ma ci si difende da una minaccia potenziale. Questo strumento relativamente nuovo può essere usato ancora più facilmente in quel quadro?
Potrebbe – se se ne dovesse abusare, teoricamente, essere uno strumento offensivo di un’alleanza nata come difensiva?

Leonardo Tricarico:
Qualche cosa già c‘è. Non bisogna negare che oggi qualcuno già stia facendo delle scorribande nel mondo informatico di qualcun altro. Pero diciamo siamo alle prime avvisaglie, verso le quali bisogna studiare bene il problema e strutturare le capacità di difesa, forse anche di offesa.
Ma non bisogna saltare le tappe. E soprattutto è molto grave se questo dovesse provenire da un’Alleanza atlantica che dovrebbe essere tutt’altro, insomma.

Euronews:
Ho l’impressione che questo problema sia stato affrontato finora quasi esclusivamente sotto il profilo legale. Quindi si ritiene che ci sia un grosso attacco informatico, anche laddove si dovesse sospettare la presenza di uno Stato, si è finora andati per vie legali, al massimo diplomatiche: è un po’ una militarizzazione del campo, un trasferimento della materia…

Leonardo Tricarico:
La via diplomatica dovrebbe partire da una sostanza che oggi non c‘è. Quando io protesto, debbo protestare avendo messo in cantiere le ragioni della protesta, e potendole anche documentare e argomentare. Oggi tutto questo non c‘è. Oggi ci possono essere dei sospetti, degli indicatori, ma non si va oltre questo. E una protesta diplomatica fatta sulla base di supposizione perde tutta la sua forza, e non può avere altro risultato che quello di irritare, che è esattamente quello che sta succedendo adesso nei confronti della Russia.

Euronews:
E quindi la decisione di spostare la cosa sul campo militare può rafforzare questo effetto…

Leonardo Tricarico:
Mah, questo per adesso è un’idea. Io la vedo come una delle tante, numerose, forse troppo numerose provocazioni nei confronti di Putin. Si è voluto aggiungere anche questo perché forse, certamente, Putin – come tutti, nessuno escluso – si sta attrezzando per poter fronteggiare, o addirittura avere delle capacità offensive nel settore cibernetico. Ma non oltre questo.

Euronews:
Ma l’annessione della Crimea è un fatto, diciamo un fatto militare classico, e i sospetti su attività militari russe in Ucraina, sospetti a quanto pare con molte prove, sono l’argomento principale che la NATO utilizza per rafforzare il confine orientale…

Leonardo Tricarico:
Né la Russia né l’Ucraina sono Paesi membri della NATO, quindi non capisco perché la NATO debba reagire in questa maniera…

Euronews:
Sulla base dei timori espressi dai Paesi baltici, che parlano anche di ammassamenti di truppe…

Leonardo Tricarico:
I paesi baltici hanno questa reazione, che è ampiamente comprensibile, e infatti si va a parlare alla pancia di questi Paesi. Paesi o ex paesi membri o paesi che hanno sempre visto la Russia come un pericolo incombente, e in questo caso sono degli utili idioti, in senso non offensivo, sono degli strumenti che gli Stati Uniti stanno utilizzando, o le cui paure vengono assecondate, per poter giustificare questo pericolo rappresentato dall’orso russo. Ma non è assolutamente cosi.
Quello che io vedo come grossa mancanza da parte dell’Alleanza è il fatto che non si stia attrezzando per far fronte ai pericoli veri che incombono sui paesi membri.

Il terrorismo non è uno scherzo, lo sappiamo: la Francia è devastata da disordini sociali, da pericoli quotidiani, dal terrore che si sta diffondendo… non c‘è bisogno di aggiungere altro rispetto alla Francia… Pero si parla di Putin. Ma la NATO non si sta organizzando per fronteggiare il terrorismo: oggi andrebbe studiata una nuova filosofia, una nuova dottrina di impiego della forza per combattere il terrorismo. La NATO se ne guarda bene dal farlo, non lo sta facendo.

Il pregio della NATO era quello di essere un organismo adeguato a fronteggiare i pericoli a carico dei Paesi membri.

Oggi non lo è più, oggi il vero pregio nella NATO, che era questo, oggi è alle ortiche. Oggi la NATO non sta pensando una nuova filosofia di utilizzo della forza, una nuova filosofia, bensi riesumando scenari di confrontazione simmetrica.

Esattamente come è successo con l’esercitazione dello scorso autunno, a Trident Juncture, dove sono state mobilitate forze ingentissime per una confrontazione di tipo simmetrico.
Se lei va a vedere il documento di impianto di questa esercitazione vedrà che il terrorismo viene ipotizzato come una minaccia residuale, quasi inesistente.

Si può fare un’esercitazione con 37.000 persone supponendo che non esista terrorismo? E’ l’esempio più probante di quanto la NATO si stia disinteressando dei problemi veri.

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