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Corteo anti Khomri: il passo indietro di Parigi

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Corteo anti Khomri: il passo indietro di Parigi

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Minaccia terroristica, protesta sociale, l’evento straordinario degli europei di calcio.

Troppo anche per Parigi, che opta per un ulteriore giro di vite sulla sicurezza, anzi no.

Il rincorrerersi di annunci e revoche sul divieto a manifestare, nel giro di poche ore, la dicono lunga sul stato di tensione che vive oggi la Francia. Un Paese diventato quasi ingovernabile.

E allora meglio eccedere con le misure di sicurezza piuttosto che assistere ancora a scene di questo tipo; come lo scorso 14 giugno con i casseurs a froteggiare le forze dell’ordine e un bilancio poco lusinghiero di una quarantina di feriti e una decina di arresti.

La trattativa sul percorso della manifestazione di domani tra governo e sindacati ha portato al divieto della manifestazione, questo mercoledì mattina. Una prima quasi storica dopo un provvedimento simile nel 1962.

Il prefetto di Parigi aveva deciso di vietare la manifestazione su precise indicazioni del premier Manuel Valls. Che fino a oggi si è mostrato intransigente rispetto alla riforma sul lavoro e insofferente alla trattattiva con il sindacato che da tre mesi contesta la legge del ministro del lavoro Myriam El Khomri, ritenuta troppo liberista.

Scioperare e manifestare, ha ricordato lo stesso ministro dell’Interno Bernard Cazneuve, sono diritti fondamentali.

La libertà di manifestare in Francia rimanda alla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.

L’articolo 431 comma 1 del codice penale francese punisce chi minaccia la libertà di espressione e di manifestazione.

E tuttavia, le manifestazioni sono soggette al rispetto di regole precise, stando a un decreto del 1935.
Norma che prevede che in caso di minaccia dell’ordine pubblico un corteo possa essere vietato.
Gli organizzatori che contravvengano rischiano fino a un anno di prigione e una multa di 7500 euro, cui aggiungere 11 euro per ciascun manifestante.

Rischio che era pronto a correre non solo il leader della Cgt, ma migliaia di francesi stando alla petizione “Io non rispetterò il divieto a manifestare” lanciata su Change.org, che nel giro di 24 ore ha raccolto 130 mila firme.

Di fronte a questo scenario, alla sconfessione dell’operato di un governo, per giunta di sinistra, il divieto è stato revocato. La manifestazione si tiene ma lo scontro sociale continua.

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