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Hong Kong: libraio rifiuta di rientare in Cina e denuncia "rapiti dalla polizia"

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Hong Kong: libraio rifiuta di rientare in Cina e denuncia "rapiti dalla polizia"

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Rapiti dalla polizia cinese a causa di un libro di gossip sul Presidente Xi Jinping. Lam Wing-Kee, uno dei 5 librai di Hong Kong scomparsi 8 mesi fa e poi via via riapparsi, conferma i sospetti di un’azione di censura da parte di Pechino.

Tornato martedì nell’ex colonia britannica, l’uomo denuncia che gli sono state estorte delle confessioni.

“Ho fatto ricorso a tutto il mio coraggio e, dopo due notti insonni, ho deciso di raccontare tutto – ha detto Lam Wing-Kee in conferenza stampa – Sono qui per dire al mondo intero che questo incidente non riguarda solo me o la mia libreria. È un percolo che minaccia i valori fondamentali che la gente di Hong Kong deve salvaguardare. Non ci si deve inchinare al potere”.

Lam racconta di essere stato lasciato in una stanza di 30 metri quadrati per cinque mesi. Le autorità sembravano più preoccupate di sapere gli autori dei libri, piuttosto che i nomi degli acquirenti. Avrebbe dovuto rientrare in Cina ma ha deciso di non farlo.

“Dire la verità in questi momenti di buio non è facile – dice Nathan Law, a capo della protesta organizzata a sostegno dei librai – L’integrità di Lam Wing-kee, il valore che trasmette e il suo coraggio ispirano la gente di Hong Kong”.

Dei cinque librai coinvolti, solo Gui Minhai, che ha un passaporto svedese, è ancora nella Cina continentale. Resta il mistero sui contenuti e sulla pericolosità dei libri e in particolare su uno che avrebbe avuto il presidente Xi Jinping come protagonista.

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