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Brexit: voci dall'Europa, italiani la temono e tedeschi meno spaventati

Il Vecchio Continente guarda a Londra.

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Brexit: voci dall'Europa, italiani la temono e tedeschi meno spaventati

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Il Vecchio Continente guarda a Londra. Le fasi drammatiche di questa campagna referendaria hanno portato in tutte le capitali europee il dibattito sull’uscita del Regno Unito dall’Unione europea.

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Il rischio di un effetto domino in diversi Paesi non riguarda, per il momento, la Germania, dove il 50% dei cittadini ha ancora un’opinione positiva su Bruxelles.

“Se gli inglesi pensano che sia un vantaggio lasciare l’Unione europea, allora devono prendere quella strada”, dice un residente di Berlino, Andreas Sasse.

L’onda nazionalista che ha travolto l’Austria si è fermata alle porte di Vienna, dove – a differenza del Regno Unito – gli over 50 tifano per l’unità.

“Consiglierei agli inglesi di rimanere – dice Isolde Wetzer, abitante della capitale – altrimenti tutto il lavoro che è stato fatto negli ultimi dieci anni, anzi decenni, sarà stato inutile”.

Mentre il 70% dei cittadini europei è convinto che la Brexit causerebbe danni, in Norvegia – il solo Paese scandinavo rimasto fuori dall’Unione – non ne fanno un dramma.

“Non credo ci sarà una grossa differenza – dice Tore Vaeret di Oslo – perché il Regno Unito è la seconda economia d’Europa e l’Unione europea dovrà, in ogni caso, integrare il Regno Unito”.

Toni più preoccupati in Italia che resta uno dei Paesi più europeisti con il 58% dei cittadini che non se la sente di lasciare Bruxelles. Un dato comunque in calo rispetto al 2012.

“È una scelta che appartiene a ogni Paese, voglio dire: siamo in democrazia – sostiene Walter Simonato, intervistato a Roma – Tuttavia, la Brexit causerà problemi a tutti i Paesi dell’Unione europea perché perderemo un pezzo piuttosto importante”.

E mentre il populista olandese Gert Wilders conia l’espressione Nexit per l’uscita dei Paesi Bassi, in Gran Bretagna si profila uno scontro generazionale nelle urne, dove sarà decisiva la partecipazione dei giovani perché Londra possa rimanere nell’Unione.