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Strage Orlando: la moglie sapeva, rischia incriminazione

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Strage Orlando: la moglie sapeva, rischia incriminazione

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La moglie di Omar Mateen sapeva che avrebbe commesso una strage: la donna, Noor Zahi Salman, di origini palestinesi, rischia di essere incriminata per non aver informato le autorità. La trentenne, che non ha mai indossato il velo né risulta che abbia aderito a movimenti religiosi o politici, non è considerata dall’FBI come co-ispiratrice dell’attacco al pub gay di Orlando, e pare che abbia accompagnato il marito in alcuni sopralluoghi e anche a comperare le armi. Avrebbe tentato di dissuaderlo, ma non ha chiamato la polizia.

E mentre l’inchiesta prosegue tra testimonianze e colpi di scena, parlano i sopravvissuti: in una conferenza stampa in ospedale hanno raccontato la strage, ma anche come si sentivano sicuri proprio in quel locale:

“Per me, in quanto gay, il fatto di andare in un club come il Pulse rappresentava un po’ un porto sicuro, perché non puoi andare in un vecchio bar qualunque ed essere quello che sei, perché c‘è odio ovunque”.

Al di là delle ferite fisiche ci sono quelle psicologiche e morali: la comunità gay, quella musulmana, gli abitanti di Orlando, che si sono riuniti in una toccante veglia, piena di domande senza risposta:

“Come ha potuto accadere, e perché nella nostra città, e come andremo oltre?”, s‘è chiesto il Sindaco, che si è poi detto che, stando insieme, la comunità di Orlando ne uscirà rafforzata.

Ogni storia può essere raccontata in molti modi: osserva le diverse prospettive dei giornalisti di Euronews nelle altre lingue.

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