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L'Alkantara Festival: teatro e fisicità

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L'Alkantara Festival: teatro e fisicità

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Lisbona si trasforma in un enorme palcoscenico, durante l’“Alkantara Festival”:http://www.alkantarafestival.pt/. Un evento nato come festival di danza, ma dove oggi tutte le forme d’espressione sono le benvenute fintanto che servono a interrogare il mondo in cui viviamo.

Un mondo in cui schermi televisivi, informatici e mobili sembrano prendere il sopravvento sulla realtà fisica. In questo mondo, il teatro rimane la forma artistica che celebra l’esperienza della performance dal vivo.

Dal 2009 il direttore artistico dell’Alkantara Festival è il belga Thomas Walgrave, che esprime così l’importanza della performance “live”: “Vogliamo davvero mettere in primo piano gli artisti che sanno approfittare al massimo dell’atto di esibirsi dal vivo, e di questo fattore imprevedibile che è il pubblico, un pubblico diverso ogni sera. Che ogni volta che dici una parola o fai un gesto, avrà una certa reazione. È questa sorta di dialogo continuo che rende quest’esperienza così unica, perché ogni sera è uno spettacolo diverso”.

Come accade a Christopher Brett Bailey, autore canadese che nel suo spettacolo “This Is How We Die” legge racconti sull’amore, il sesso e la morte, e conclude con una performance musicale selvaggia e rumorosa. Perché, dice, “Ho scritto dei testi di cui ero soddisfatto, ma da autore sconosciuto era difficile farli pubblicare, perciò ho cominciato a recitarli in occasioni come le notti dei poeti o le notti teatrali, e la risposta del pubblico è stata elettrizzante. Allora abbiamo deciso di farne una produzione completa, e visto che mi ispiro molto alla letteratura americana d’avanguardia e punk, è stato naturale aggiungere un gruppo musicale”.

Nella performance della portoghese Cláudia Dias si fondono due eventi: The Rumble in the Jungle, lo storico incontro di Kinshasa in cui Muhammad Ali mise al tappeto George Foreman, e la Rivoluzione dei garofani che mise fine alla dittatura di Salazar in Portogallo.

“Penso sia una bella metafora dell’idea di lotta sociale, – dice l’autrice-attrice, che ha preso lezioni reali di pugilato per poter rappresentare quest’opera. – È la lotta che abbiamo bisogno di portare avanti al giorno d’oggi, sia in Europa sia nel resto del mondo. Quando dico ‘noi’, mi riferisco ai democratici, agli umanisti. Credo che sia un linguaggio fondamentale per esprimere quest’idea di lotta”.

Ad Alkantara largo anche ai classici, come “Il giardino dei ciliegi” di Anton Cechov, pièce reinterpretata dalla compagnia belga Tg Stan, un collettivo che ha abolito il concetto di gerarchia nella sua struttura.
“Il giardino dei ciliegi” fece la sua prima apparizione in scena nel 1904, ma resta ancora una storia molto moderna.

L’attore Frank Vercruyssen spiega così la scelta di questo testo: “Quando ci troviamo di fronte a un testo classico, quindi universale, in qualunque momento storico sia messo in scena parlerà del qui e ora. Ed è questo che cerchiamo di trovare, il qui e ora, nei testi di Cechov: non ci interessa presentare una storia dell’Ottocento, ma una storia attuale trovata in un testo dell’Ottocento”.

Il messaggio dev’essere passato. La performance è stata molto apprezzata dal pubblico.

E il nostro inviato, Wolfgang Spindler, commenta: “Di fronte a un’opera teatrale non si clicca ‘like’ ma si applaude. L’Alkantara Festival dimostra che il teatro, dall’epoca degli antichi greci, non ha perso il suo fascino”.

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