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Brexit, viaggio in Galles: in campo anche gli anti-Cameron

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Brexit, viaggio in Galles: in campo anche gli anti-Cameron

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Salvare l’industria siderurgica britannica:“http://researchbriefings.parliament.uk/ResearchBriefing/Summary/CBP-7317#fullreport”;
In centinaia si sono dati appuntamento a Londra per rivendicare le necessarie misure. Un mese prima, il gruppo indiano Tata Steel aveva annunciato la vendita e la chiusura di tutti gli stabilimenti di produzione in Gran Bretagna, 15 mila i posti di lavoro persi. Mark Turner è un sindacalista: “L’industria siderurgica nel Regno Unito è a un bivio. Potremmo fare i conti con la sua fine. E siamo qui per evitare che accada”. Gli fa eco Steve Davies, operaio siderurgico: “Abbiamo chiesto aiuto per lungo tempo ma non c‘è stato ascolto. Abbiamo ottenuto solo promesse che non sono state mai realizzate. Ora è tempo di agire, è tempo di andare avanti”.

Valerie Gauriat, euronews:

“Fare parte o meno dell’Unione europea cambierà il destino dell’industria siderurgica britannica?
:“http://openeurope.org.uk/today/blog/would-the-uks-steel-industry-be-better-off-outside-the-eu/”
È la domanda che abbiamo posto a Port Talbot, polo siderurgico nazionale, nel sud del Galles. Da queste fabbriche dipendono migliaia di posti di lavoro in tutta la regione”.

Qui ritroviamo Steve, dopo il nostro incontro a Londra.
37 anni fa da apprendista ha cominciato a lavorare nella stessa fabbrica dei genitori, in cui ora lavora anche suo figlio.

“Ci sono molte persone che rappresentano la quarta, quinta, sesta generazione di lavoratori – racconta – senza la siderurgia a Port Talbot, non ci sarebbe Port Talbot. Gli effetti saranno catastrofici, sarà la bancarotta. Non si tratta solo della siderurgia, ma anche dei trasporti, dei negozi al dettaglio: i giornalai, i parrucchieri. Non si tratta solo del settore siderurgico, dobbiamo guardare a tutto il contesto e salvarlo. Dobbiamo restare in Europa, stiamo cercando acquirenti potenziali. Penso sia importante anche per loro avere una base in Europa”.

https://infogr.am/251b507d-9af3-4478-9cc0-5733075c9a91

Danneggiato dalla crisi dell’industria mineraria negli anni 80 e dalla chiusura dei siti siderurgici all’inizio del secolo, il Galles ha beneficiato di aiuti europei importanti.

Aiuti che non hanno spento le inquietidini sull’avvenire economico della regione. Molti restano scettici su Bruxelles e sul governo, che accusano di non fare nulla per difendere la siderurgia britannica:“https://www.theguardian.com/business/2016/mar/30/would-brexit-help-britain-steel-industry”.

Valerie gauriat, euronews: “I militanti pro-Brexit ci hanno assicurato che il 70% della popolazione locale voterà per l’uscita dall’Unione europea”.

Le nostre telecamere sono entrate in un bar frequentato da operai del settore siderurgico. Preferiscono rivelare a microfoni spenti titubanze e indecisioni. E chi è in favore del Brexit dice di voler innazitutto prendere in contropiede il governo di Cameron.

“Il governo non sta facendo niente per noi – critica Paul David Smith, piccolo imprenditore – è sempre contro di noi. Dobbiamo alzarci e alzare la voce, quel che è troppo è troppo. Votiamo per l’uscita dall’Europa, vogliamo stare in piedi da soli. Dobbiamo valutare bene dove vengono investiti i soldi nel Regno Unito”.

Secondo produttore d’acciaio in Europa, Tata Steel ne esporta oltre il 40%. Secondo David Blackaby, economista, un Brexit non ucciderebbe il settore, ma rischia di metterlo in ulteriore difficoltà privandolo dei sui principali partner commerciali: “Sono convito – afferma – che l’industria siderurgica esisterà sia se restiamo sia se usciamo dall’Unione europea. La domanda è se l’economia crescerà più velocemente e come risultato si otterrà un aumento della produzione, se rimaniamo nell’Unione europea. Molte imprese in questa parte del mondo, che sia Sony o altre multinazionali, sono arrivate grazie all’Europa. Se ne usciamo è probabile che gli investimenti qui in Galles diminuiscano e non si tratta non solo del siderurgico anche dell’industria automobilistica e altre”.

Abbiamo incontrato dei militanti pro Brexit nel centro cittadino. Secondo loro con il Regno Unito in Europa, la situazione del comparto siderurgico peggiorerà a causa delle regole sulla concorrenza, per la mancanza di un efficace sistema anti-dumping.

“In fondo alla strada stanno costruendo una nuova centrale eolica con acciaio cinese – racconta Llyr Powell, membro dell’UKIP – non abbiamo potuto chiedere di usare quello di Port Talbot, che è lontano pochi chilometri. Sempre per i costi, non abbiamo potuto abbassare l’imposta sulle imprese a causa delle disposizioni europee sugli aiuti di Stato:“http://www.touteleurope.eu/les-politiques-europeennes/concurrence/synthese/le-controle-des-aides-d-etat.html”, non possiamo favorire uno dei nostri impianti. Così se lasciassimo l’Unione europea potremmo abbassare le tariffe, potremmo cominciare a usare il nostro acciaio le nostre strutture per qualunque cosa, ferrovie, impianti eolici … i vantaggi per il settore siderurgico sarebbero molti se lasciassimo l’Unione europea”.

Morgan Brobyn, attivista proBrexit entra nel merito del dissenso: “Il problema più grande sono le regole imposte dall’Unione europea sulle tariffe, hanno avuto un impatto negativo su tutte le industrie del comparto energetico. Non possiamo applicare alcuna misura contro la concorrenza sleale senza il consenso dell’Unione europea visto che è di sua competenza. Fuori dall’Unione europea potremmo fare riferimento all’Organizzazione mondiale per il commercio che ci permetterebbe di applicare tariffe molto più alte. Come hanno fatto negli Stati Uniti per proteggere la loro industria”.

Gli Stati Uniti impongono tasse del 236% sulle importazioni d’acciaio cinese, l’Unione Europea il 20%. Una soglia che Bruxelles vorrebbe alzare. È il governo britannico che si oppone, sottolinea Stephen Kinnock, deputato laburista della circoscrizione. Uscire costerà caro a un’industria che esporta la metà della produzione nell’Unione europea senza pagare alcun dazio.

“Se si esce dall’Unione europea – afferma – bisogna negoziare un nuovo tipo di relazione commerciale. Se siamo nel mercato unico o no. Se non ci siamo che genere di tariffe dobbiamo aspettarci sull’acciaio? Che tipo di tariffa ci sarà su ogni auto che esporteremo, visto che rappresenta la principale produzione di Port Talbot? La maggior parte dei clienti proviene dall’automotive. Si profila, secondo me, un colpo fatale al settore”.

Scott Bamsey è il più giovane rappresentante sindacale della fabbrica di Port Talbot. La sua famiglia lavora nella siderurgia da generazioni.
Anche lui è critico verso l’Unione europea, ma considera un Brexit troppo rischioso.

“Se usciamo dall’Europa non avremo voce in capitolo sulle scelte che verranno fatte in seno all’Unione euopea – afferma – abbiamo bisogno di restare per bloccare la concorrenza cinese”. Gli fa eco Peter Bamsey, ex operaio siderurgico: “Dobbiamo esistere nel mercato europeo, non vogliamo essere tagliati fuori e costretti a cercare altri mercati in Asia, America, Canada. Uscire dall’Europa porrebbe solo nuovi interrogativi. Ovviamente dovremmo concludere nuovi accordi e questo renderebbe la situazione ancor più complicata, quindi restare rappresenta l’opzione migliore per noi e per l’industria siderurgica”.

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