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Brexit, un suicidio per il settore turistico del Regno Unito?

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Brexit, un suicidio per il settore turistico del Regno Unito?

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A meno di due settimane dal referendum nel Regno Unito, una delle questioni più discusse è l’impatto di un’eventuale Brexit sul turismo.

Un settore che genera una ricchezza di circa 28 miliardi di euro l’anno e fornisce oltre tre milioni di posti di lavoro.

Preoccupata dall’eventuale Brexit, Deidre Wells, amministratrice delegata di UK Inbound, che rappresenta 360 imprese turistiche: “L’ho già descritto come un suicidio economico. Perché uscire da un mercato che garantisce i due terzi degli affari per i nostri membri?”

Lo scorso anno il Regno Unito ha attratto 36 milioni di turisti, due terzi dei quali provenienti da altri Paesi dell’Unione Europea.

Per Alexander Goransson, analista di Euromonitor International, la svalutazione della sterlina legata alla Brexit avrebbe un doppio effetto: “I turisti britannici probabilmente viaggeranno di meno all’estero e resteranno a casa, mentre il Regno Unito diventerà una destinazione più attraente per i turisti dall’estero visto che i prezzi saranno relativamente più convenienti”.

Fra i turisti a Londra un italiano si dice a favore del sì all’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea: “La risposta è sì all’uscita dall’economia europea perché quella britannica è più forte del resto dell’Europa”.

“È una cosa difficile adesso – afferma una turista tedesca – perché l’idea è tenere l’Europa unita, non dividerla”

Secondo invece uno studio riportato dalla stampa britannica la Brexit potrebbe costare circa cinque miliardi di euro l’anno al settore turistico.

Ogni storia può essere raccontata in molti modi: osserva le diverse prospettive dei giornalisti di Euronews nelle altre lingue.

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