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Brexit: l'immigrazione comunitaria, un aspetto centrale

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Brexit: l'immigrazione comunitaria, un aspetto centrale

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Il “Sì” o il “no” all’Unione europea, prima ancora di pesare indirettamente sulla Sterlina e direttamente sulla Borsa e sui tassi, avrebbero conseguenze sociali per i britannici. E uno dei temi più dibattuti in questa campagna referendaria è quello dell’immigrazione comunitaria. Tanto che molti lavoratori polacchi stanno già adattando la propria scelta: ora la meta preferita è la vicina Germania, non più il Regno Unito. Più che di sicurezza, comunque, in questo caso si parla di lavoro e di spesa pubblica:

“Se la popolazione cresce di 500.000 all’anno e cresce anche il PIL, quello che non cresce è il PIL pro capite – ha detto Nigel Farage in un’intervista a Euronews -: e quello che non puoi misurare è quanto un immigrato paga di tasse e quanto riceve in benefici sociali, né si misurano i costi supplementari legati a scuole, ospedali, strade. Non riusciamo a farlo ed è interessante che alcune ricerche dicano che c‘è un beneficio netto, una dice che c‘è una piccola perdita netta, mentre la Camera dei Lord dice che è impossibile determinarlo e che probabilmente le cose si compensano”.

Nigel Farage, il leader del movimento anti-europeo Ukip, ha partecipato nelle scorse ore anche a un dibattito indiretto con il premier, David Cameron, che dopo aver voluto e indetto il referendum, ottenuti alcuni ritocchi ai Trattati, ha fatto campagna per la permanenza nell’Unione europea ed è arrivato a dire che un’eventuale uscita metterebbe a rischio la pace continentale.

Ogni storia può essere raccontata in molti modi: osserva le diverse prospettive dei giornalisti di Euronews nelle altre lingue.

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