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Turchia: un anno di allarme permanente

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Turchia: un anno di allarme permanente

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L’attentato di questo martedì a Istanbul è l’ultimo di una serie che colpisce la Turchia dall’estate scorsa. Quando finisce la tregua con i curdi. Molti attentati sono attribuiti e rivendicati dai curdi.

Il 18 febbraio scorso, cacciabombardieri si levano da Diyarbakir per colpire le basi del PKK nel nord dell’Iraq in rappresaglia all’attentato che il giorno prima aveva fatto 28 morti a Ankara.

A rivendicarlo i Falconi della libertà del Kurdistan.

Lo stesso gruppo si attribuisce anche l’attentato del 13 marzo, che, sempre nella capitale, fa 35 morti. Questa volta è preso di mira il quartiere dei ministeri di Giustizia e Interno.

Senza contare quello di oggi, sono 12 gli attentati attribuiti o rivendicati dal PKK. Il bilancio è di 85 vittime.
La granparte degli attacchi si concentra vicino alla città di Diyarbakir.

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Ed è a Diyarbakir che lo scorso 31 marzo viene portato a compimento l’attentato che costa la vita a 7 agenti di polizia.
A rivendicarlo l’HPG, il braccio militare del PKK.

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan dice di non aver niente da negoziare e minaccia:

“I terroristi hanno due scelte: arrendersi e sottostare alla giustizia o essere neutralizzati uno a uno nei buchi in cui sono intrappolati”.

Dei 12 attentati messi a segno dall’inizio dell’anno, 3 sono stati attribuiti invece a Daech. In tutto hanno fatto 19 morti. Hanno colpito Istanbul due volte e una volta Gaziantep.

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Il primo attacco suicida ha colpito il centro storico di Istanbul uccidendo 12 turisti tedeschi.
Era il 12 gennaio.

Il 19 marzo un kamikaze si fa esplodere in una via dello shopping della città. Muoiono 4 turisti stranieri.

Il primo maggio, 3 poliziotti sono uccisi a Gaziantep, davanti al commissariato.

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