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Brexit, Pmi britanniche divise sull'Ue: "Troppe regole". "No, tanti vantaggi"

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Brexit, Pmi britanniche divise sull'Ue: "Troppe regole". "No, tanti vantaggi"

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Lungi dall’essere solo la patria dell’alta finanza, la Gran Bretagna che si avvia a votare per la permanenza nell’Unione europea vanta anche un numero di PMI non indifferente: 5,4 milioni di aziende, le quali impiegano metà della forza-lavoro attiva nel settore privato. E che oggi, un po’ come il resto dell’elettorato, si ritrovano divise.

Inutile confidare nella richiesta di dati certi ai due fronti contrapposti. “Nessun Paese delle dimensioni del Regno Unito ha mai abbandonato un’unione economica con un livello di integrazione come quella europea”, ricorda Angus Armstrong del National Institute of Economic and Social Research. “In altre parole, non ci sono precedenti su cui potersi basare. Siamo in acque totalmente inesplorate“, sottolinea.

Simon Boyd è inflessibile come l’acciaio prodotto dalla sua impresa, la Reid Steel. Fuori dall’Unione europea le aziende non dovranno più fare i salti mortali per rispettare le troppe regole imposte da Bruxelles: “Dobbiamo cogliere l’opportunità. È un’occasione rarissima per riprendere in mano il nostro destino”, dice. “Da una prospettiva economica l’Unione europea è stata un grosso male per noi: troppi regolamenti che hanno finito per diventare un freno agli affari”.

Di parere opposto Jason Wouhra, patron di una ditta di alimentari: l’ondata d’incertezza provocata da un’eventuale “Brexit”, afferma, farà molto più male alle Pmi che alle grandi aziende. Senza contare la perdita di tante facilitazioni: “La semplicità dei commerci in Europa è uno dei fattori chiave per le aziende. Le registrazioni dei prodotti, in particolare, perché basta una sola domanda per ogni marca, e dal punto di vista di costi ed efficienza quello è ottimo. Per cui ci sono molti vantaggi, dal punto di vista europeo, per aziende come la nostra”.

Lo spettro della “Brexit”, in realtà, ha già dispiegato alcuni effetti sulle Pmi: il calo della sterlina sul mercato dei cambi comporta un aumento del costo dei beni importati. E proprio questo lunedì sono stati pubblicati due sondaggi online che danno il fronte del “Leave” in vantaggio di quattro-cinque punti percentuali.

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