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Opec, niente tagli e niente tetti: i dissidi interni portano all'inazione

L'Iran vuole la divisione in quote, ma punta troppo in alto. Mohammed Barkindo eletto nuovo segretario generale.

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Opec, niente tagli e niente tetti: i dissidi interni portano all'inazione

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Nulla di fatto, dietro l’entusiasmo di facciata, alla riunione dei Paesi aderenti all’Opec.

Facendo leva sul recupero dai minimi di inizio anno del barile, l’organizzazione dei principali produttori di petrolio ha stabilito che non ci sarà alcun taglio della produzione, nonostante il livello attuale del prezzo, attorno ai 50 dollari, non venga ritenuto soddisfacente.

E nemmeno la reintroduzione di un tetto collettivo, invisa al ministro degli Esteri iraniano Bijan Zanganeh, secondo il quale non ha senso imporlo finché non ci sarà anche una divisione in quote per nazioni.

L’Iran ne vuole una pari al 14,5%, che al livello attuale di output equivale a 4,7 milioni al giorno, contro i 3,5 che il Paese produce attualmente. Decisamente troppo per gli altri aderenti. L’organizzazione non pare in grado, in questa fase, di incidere, ma nemmeno vuole abdicare.

“Non badate a questa voce che l’Opec sia morta. L’Opec è viva e avrà un ruolo molto importante nell’economia mondiale” ha detto Abdalla Salem el-Badri.

Ultime parole pronunciate da segretario generale facente funzione, dato che almeno dopo quattro anni di tentativi a vuoto è arrivata la nomina del nigeriano Mohammed Barkindo. Altra novità è il riaccoglimento del Gabon, che porta i membri alla quota record di 14.

In quanto al mercato, ha reagito facendo perdere al barile oltre l’1% nella giornata. Segno che l’Opec riesce ancora a influenzarlo, ma forse non proprio come vorrebbe.